NON HO MAI AMATO I LIBRI DI VIAGGIO
Sono una persona che si annoia molto in fretta, in qualsiasi campo ci si trovi. Ma nei libri raggiungo la mia selezione naturale evitando sempre determinate letture. Non amo le descrizioni interminabili di luoghi, monumenti, paesaggi. Dopo circa tre righe inizio già a sbadigliare, non amo i racconti del passato, non amo i classici che chiunque dovrebbe leggere almeno una volta nella vita e così evito accuratamente alcuni generi, non entro nemmeno nelle corsie della libreria se vedo scritto sopra viaggi. Lo so che evitando alcune volte mi precludo tante cose ma sono sempre stata fatta così e a quarantadue anni non credo che valga la pena sconvolgere le mie abitudini.

LE MIE VACANZE
Io e mio marito abbiamo una concezione forse un po’ strana del fare viaggi durante le vacanze. Premetto che ho una paura folle di volare quindi tutti i miei giretti sono in Italia, non amiamo molto il mare e quindi spesso e volentieri ci cimentiamo nella visita delle città. Ai viaggiatori esperti sembrerà quasi una follia ma noi non acquistiamo mai nessuna guida, non facciamo mai dei programmi di viaggio e ci affidiamo ai nostri piedi ed alla fortuna di trovarci qualcosa di bello davanti. Non siamo quelli che entrano in tutti i musei, quelli che fotografano tutti i monumenti da ogni angolazione, noi guardiamo e poi proseguiamo. Difficilmente però in una città ci siamo dimenticati di vedere qualcosa…andiamo un po’ di fretta per dedicarci anche ad altre cose…

L’ACQUISTO DEL LIBRO
Ho trovato questo romanzo su Google Books. Come al solito non avevo mai sentito parlare né dell’autore né di questa sua opera ma così per curiosità ho iniziato a leggere a computer le prime pagine. Mi sembrava un racconto abbastanza simpatico così ho deciso di acquistarlo per la modica cifra di €5,99 e di leggerlo con il mio super kobo che ormai è diventato parte della mia borsa e non dimentico mai di portare con me.

AMERICA PERDUTA
Siamo nell’anno 1989 quindi credo che di cose ne siano cambiate parecchie ma questo romanzo è un viaggio attraverso l’America di quel periodo. Un quarantenne che ha appena perso il padre decide di andare a spasso per gli Stati Uniti cercando di visitare il più possibile. Non è una persona di grandi pretese, non vuole vedere i luoghi lussuosi, non vuole fare quello che fa normalmente un semplice turista, vuole mettersi a bordo dell’automobile prestatagli da sua madre e percorrere tanti più chilometri possibili alla ricerca dei momenti lontani. Quando da piccolo con tutta la famiglia partiva per le vacanze, quando andava a trovare i suoi nonni, quando era ancora spensierato e felice. Così il protagonista ci guida un po’ ovunque…attraverso sconfinate distese di asfalto dove non si incrocia nessuno per chilometri, passa e non si ferma in tutti gli stati del New England, e ci porta nella terra dei cowboy e degli indiani. Presta attenzione a luoghi che nemmeno esistono sulla sua piccola guida che porta sempre con se. Abbandonato i ricordi da bambino decide anche di scoprire cose nuove così arriva a Washington, a Savannah, nei parchi nazionali della California anche se non riesce a visitare quello che gli interessa per la troppa gente, visita le cittadine universitarie del sud e arriva anche in località sciistiche dove la neve arriva anche a trentacinque centimetri da terra. Non ha nessun compagno di viaggio se non una radio che posiziona sempre sulle frequenze locali e ogni tanto fa amicizia con qualcuno che incontra nel suo passaggio ma sono i ricordi che gli tengono compagnia per tutta l’attraversata.

COSA NE PENSO
Sono rimasta davvero stupita da quanto mi siano volate queste trecento pagine o poco più. Pensavo di fermarmi dopo le prime venti, di mollare alla centesima ma poi il racconto è finito senza che nemmeno me ne accorgessi. Lo stile ironico, il suo modo di viaggiare molto simile al mio senza soffermarsi troppo sulle cose importanti ma di ricercare quel particolare che ti farà ricordare per sempre il luogo che visiti mi hanno catturata. Certo è tutto un altro mondo ora. Quando descrive Las Vegas dice che tra un casinò e l’altro ci sono interminabili spazi vuoti mentre da quello che vedo nei documentari ora nulla è più vuoto in quel luogo. Mi ha sempre incuriosita l’America ma credo che per visitarla non bastino le mie ferie di quindici giorni…mi piacerebbe trascorrerci un anno e girarla proprio come ha fatto il protagonista di questo racconto.
Mi sento di consigliarlo davvero questo romanzo. America perduta è un misto di ironia, ricordi e luoghi, un libro di viaggio diverso dal solito.
Spero di avervi aiutato nella scelta della vostra prossima lettura. Romina

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One thought on “America perduta. In viaggio attraverso gli Usa (Bill Bryson)

  1. Romi sembra davvero un buon libro! Ognuno ha il suo modo di viaggiare e vedere ciò che nessun altro vedrà mai!
    L’importante è farsi trasportare dai luoghi, ascoltare ciò che solo a noi diranno. Buoni viaggi Romi! Grazie per il bell’ articolo! E continua a scriverne ….😘

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