PREMESSA

Buon pomeriggio a tutti. Anche oggi sono qui per raccontarvi l’ultimo libro che ho appena finito di leggere. Questo romanzo non l’ho acquistato personalmente infatti l’ho letto in formato ebook e mi è arrivato tramite lo scambio di libri che faccio con alcuni amici. Quando l’ho visto nell’elenco ero davvero indecisa se leggerlo o meno. Anche quando è uscito e tutti ne parlavano molto bene io non mi ero mai fatta tentare dal comperarlo. Ero quasi sicura che non mi sarebbe piaciuto anche se non sapevo nemmeno di cosa trattasse. E non parliamo del film…anche quello l’ho accuratamente evitato ma non riesco a spiegarmi il motivo. Difficilmente io mi lascio influenzare dai giudizi altrui, spesso, vista la mia innata curiosità, devo metterci il naso per valutare le cose ma avevo proprio accantonato l’idea di leggere LA RAGAZZA CON L’ORECCHINO DI PERLE, pensavo che non facesse proprio per me.

Chi mi legge sa molto bene che prediligo i thriller, i gialli, la suspence e che le descrizioni e i racconti molto lenti mi innervosiscono molto ma piano piano sto imparando a conoscere anche altri generi ed è forse per questo motivo che ho deciso di aprire il file e di dedicarmi alla lettura. Se non mi fosse piaciuto nelle prime trenta pagine non avrei avuto nessuna remora nel cancellarlo definitivamente. Anche perché si tratta di un libro abbastanza corto quindi al massimo avrei buttato via tre o quattro ore.

La cosa che mi fermava di più era l’ambientazione. Da qualche parte avevo letto che era un romanzo datato nel XVII secolo. Quando a scuola mi hanno quasi imposto di leggere qualche classico ho avuto come una specie di repulsione per tutto quello che non è narrato ai giorni nostri o quasi. Mi annoiavo a morte a leggere i pensieri dei protagonisti, i loro dialoghi monotoni, le loro poche azioni e da quando ho smesso di andare a scuola difficilmente prendo in mano un romanzo che riguarda tempi passati a meno che a scriverlo non sia Ken Follett ovviamente.

Ma ho voluto provare nonostante tutto e ho fatto davvero bene. Lo stile di questa scrittrice mi ha colpita subito, mi ha incuriosito ogni sua parola, il suo modo di raccontare elegante senza troppi giri di parole, e non ho più smesso. In tre giorni tra lavoro e impegni vari sono riuscita a finirlo e non vedevo l’ora di avere un po’ di tempo per dedicarlo a questo romanzo. Che di thriller e di suspence non ha nulla ma non posso dire che non sia scritto veramente bene. Adesso vi accenno un po’ di trama anche se credo che quasi tutti sappiano di che cosa si tratta…a parte me ovviamente…

LA STORIA

Ci troviamo a Delft nel quartiere protestante nel XVII secolo. Griet è una sedicenne figlia di genitori non proprio benestanti che è in cucina e sta tagliando le verdure. Il suo modo di sistemarle è alquanto strano: le mette tutte in cerchio e le divide per colore, per ogni sfumatura di ogni colore. Suo padre è sempre stato un decoratore di piastrelle ma purtroppo, a causa di un incidente sul lavoro, ha perso la vista ed ora è difficoltoso mantenere la famiglia che si compone di altri due figli. A parlare con lui Griet sente delle voci a lei sconosciute. Guarda meglio e vede una coppia: un uomo misterioso dai lunghi capelli neri e dagli occhi intensi e da una donna bionda molto altezzosa che sembra anche molto nervosa. Si tratta del pittore Jan Vermeer e di sua moglie Catharina, due persone molto influenti e all’apparenza anche molto ricche. L’uomo sembra provare una certa curiosità per Griet e il suo strano modo di sistemare le verdure per il minestrone.

Visto i problemi di denaro la madre di Griet la informa immediatamente che dal giorno successivo andrà a prestare servizio come fantesca a casa dei Vermeer nel Quartiere dei Papisti (dove all’epoca risiedevano tutti i cattolici della città) e che potrà ritornare a casa solamente la domenica. La stessa sorte è toccata anche al fratello di Griet, Frans che dovrà abbandonare la casa paterna per iniziare a fare l’apprendista nella fabbrica di ceramiche dove lavorava il padre.

Griet non ha mai fatto nulla di simile, anche se sua madre le ha sempre insegnato come fare bene tutte le faccende di casa, ma oltre alle normali mansioni di una cameriera avrà anche un altro compito: quello di pulire l’atelier del pittore. Griet era stata scelta proprio perché era in grado di pulire benissimo una stanza senza spostare nulla e rimettendo tutto in ordine esattamente come l’aveva trovata. Lei era abile in questo visto la cecità del padre ma, ovviamente, il privilegio dello studio di Vermeer aveva creato subito invidia in Tanneke la fedele governante sempre presente e cameriera personale della moglie dell’artista.

Durante lo svolgimento dei suoi compiti Griet incontra Pieter il figlio del macellaio di fiducia dove i Vermeer vanno sempre a prendere la carne e il ragazzo inizierà a farle una corte serrata. La vita da fantesca è difficile e dura ma piano piano Griet inizia ad adattarsi e a conoscere anche le dinamiche e gli equilibri che sono presenti tra tutte le persone che abitano nella grande casa. Con la sua semplicità e il suo modo di fare Griet riesce a conquistare la fiducia di Vermeer ma non solo: tra i due sembra crearsi una specie di complicità tanto che lui le chiede di preparare i colori che usa per dipingere e di andare anche dallo speziale per prendere tutto l’occorrente. Questo ovviamente deve farlo in segreto per non infastidire Catharina la moglie e non creare brutti pensieri.

Purtroppo la bellezza di Griet ed i suoi meravigliosi occhi non passano inosservati ad uno dei clienti più importanti di Vermeer che gli commissiona due quadri. Uno molto elaborato e un ritratto di Griet. Il suo intento ovviamente è quello di sedurla ma Griet non si lascia andare a queste cose anche perché nel suo cuore c’è solamente un posto ed è già occupato…

IL MIO PARERE

Non riesco ancora a credere che questo romanzo mi sia piaciuto così tanto. E’ la storia di un amore platonico quasi irreale tra una diciassettenne ed un uomo famoso, è la storia di occhiate furtive, di frasi non dette, di gesti che nascondo altro. Fino a tre giorni fa se qualcuno mi avesse raccontato la trama di questo libro mi sarei quasi messa a ridere, di certo non l’avrei nemmeno iniziato. Ma il mio essere all’oscuro della trama mi ha fatto apprezzare qualcosa di totalmente fuori dai miei canoni.

Non dico che i miei gusti siano cambiati ma a volte è bello anche scoprire cose nuove e forse questo mi ha fatto davvero amare questo romanzo. Mi è piaciuto il modo di raccontare di questa scrittrice di cui ignoravo completamente l’esistenza, l’eleganza nel descrivere anche le situazioni più banali senza mai ripetersi, senza mai diventare pesante. Il gioco d’amore tra questi due personaggi così diversi tra loro ma così simili sotto certi punti di vista, un gioco che non arriva mai alla conclusione vera e propria ma che affascina molto.

Con nemmeno duecento pagine questo romanzo mi ha davvero stregata e mi dispiace molto che sia finito perché mi ha fatto entrare in una epoca totalmente diversa dalla nostra ma dove i sentimenti sono sempre gli stessi. Mi sento di consigliare la lettura di questo romanzo e io cercherò sicuramente altri scritti di Tracy Chevallier perché è davvero una brava scrittrice.

Spero di avervi aiutati nella scelta della vostra prossima lettura. Un abbraccio Romina.

 

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4 thoughts on “La ragazza con l’orecchino di perla (Tracy Chevalier)

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