‘’’CHIACCHIERIAMO UN PO’’’’

 

Buongiorno e buon martedì a tutti. Anche oggi sono qui per raccontarvi l’ultimo libro che ho finito di leggere ieri pomeriggio mentre aspettavo che mio marito tornasse dal lavoro. Ci ho impiegato pochissimo tempo a leggerlo tutto in quanto si tratta di poco più di cento pagine e scritte anche a caratteri belli grandi. Devo confessarvi una cosa: quando l’ho acquistato mediante un ordine al Club degli Editori e l’ho pagato circa otto euro non mi aspettavo così poche paginette anzi ci sono rimasta parecchio male in quanto sono consapevole della velocità con cui leggo e mi sembravano davvero troppi soldi per trascorrere si e no due orette in compagnia di un romanzo. Ma ero curiosa di leggere qualcosa di Francesco Guccini e quindi mi sono fatta passare la rabbia e ho incominciato a leggerlo.

 

Non sono mai stata una grande fan di questo cantante, io ho sempre amato altri generi musicali ed anche lui non mi è mai stato tanto simpatico come persona quando vedevo i suoi interventi in televisione ma la scelta di questo libro lo devo ad un mio professore di quando facevo le superiori. Ne è passato di tempo da allora ma lui ed il suo metodo di insegnare non me lo dimenticherò mai. Facevo ragioneria (niente a che fare con la letteratura) ed ero in una classe di sole femmine. Quando al secondo anno arriva questo bellissimo uomo che non aveva più di trentacinque anni siamo rimaste tutte affascinate da lui e dal suo strano modo di farci capire le cose. Non aveva un metodo di insegnamento preciso, a seconda di come si svegliava al mattino, decideva se nella giornata ci saremmo dedicate alla letteratura, alla storia o alla poesia e quando si svegliava davvero male ci toccava pure il compito in classe a sorpresa.

 

Un giorno lo vedo entrare con un registratore e un contenitore per cassette musicali in mano. Non ci saluta nemmeno ma fa partire una canzone di Francesco Guccini. Al termine inizia a spiegarci che ovunque noi possiamo trovare la poesia e che non deve essere per forza in rima per poter essere apprezzata. Ci spiega che ci sono alcuni cantanti che scrivono canzoni che possono essere considerate delle vere e proprie poesie e che il suo preferito sotto questo punto di vista era proprio Francesco Guccini. Da una metallara come me ha ottenuto solo uno sguardo sbieco ma piano piano ho iniziato a capire. Non dico che ho iniziato ad apprezzare le canzoni di Guccini ma i testi quelli sì. Ed è per questo che ho scelto di acquistare questo libro.

 

Appena l’ho aperto però ho avuto subito un’altra delusione: chi mi legge da un po’ sa che io non amo i racconti. Mi piace entrare in empatia con i protagonisti del romanzo che sto leggendo, mi piace moltissimo assaporare la storia poco alla volta e con i racconti questo non è affatto possibile in quanto finiscono sempre troppo presto e spesso faccio anche fatica a comprenderne la morale. Ma nonostante questo gli otto euro erano stati spesi e dovevo iniziarlo comunque… Non ci crederete mai ma mi è piaciuto davvero tanto. Ogni racconto è totalmente diverso dall’altro anche se hanno tutti la medesima collocazione temporale e ci fanno conoscere aneddoti, situazioni e incontri nella vita dell’autore e delle persone che ha conosciuto. Si parla di un tempo che ormai non c’è più e a volte le storie mi sembravano quelle che mi raccontava la mia mamma della sua giovinezza, di come era difficile vivere in confronto ad oggi ma anche che bastava veramente poco per essere felici.

 

In questa mia opinione però non vi descriverò ogni singolo racconto anche perché alcuni sono davvero di poche pagine e rischierei di raccontarveli per intero e a me non piace svelare troppo su quello che ho letto altrimenti perché altre persone dovrebbero leggerlo? Ho deciso di fare solo una piccola presentazione così da farvi capire meglio tutto quello che vi ho raccontato fino ad ora.

 

‘’’UNA PICCOLA PRESENTAZIONE’’’

Il romanzo parte con la descrizione delle fotografie. Ora chi le stampa più le foto, basta un computer per poterle visualizzare, un telefono per imprimere le immagini e spesso si dimenticano di anche di averle scattate ma un tempo le foto erano quasi un rituale, a volte erano un privilegio che una persona in un anno poteva permettersi una volta o due ma sembravano quasi parlare delle persone che sono passate, che ci sono state e che non vanno mai dimenticate.

 

Dopo questa piccola introduzione si passa ad un matrimonio tra due ragazzi che abitavano in paesi distanti tra loro ma a quell’epoca l’unico mezzo di trasporto erano i piedi dei partecipanti. E così il matrimonio si trasforma in una camminata tra i boschi, tra i prati, tra le strettoie e le scorciatoie che adesso non ci sono più, un mezzo per conversare con chi ti sta di fianco anche se non lo conosci affatto. Dopo la celebrazione in chiesta tutti gli invitati si spostavano nel paese della sposa per il mitico pranzo di nozze. Questa era l’occasione per abbuffarsi a più non posso, per godere davvero del piacere del cibo, per mangiare alcune cose che oggi vengono considerate quasi comuni, scontate o addirittura demodè. Finito il banchetto a casa della sposa tutti i festeggiamenti e i balli proseguivano a casa dello sposo e lì si ricominciava a mangiare.

 

Si passa ad un funerale dove gli uomini sono tutti fuori dalla chiesa ad aspettare la bara mentre le donne sono tutte dentro a pregare per la persona defunta. Scorrendo le pagine possiamo incontrare delle signore che sono in grado di mettere il malocchio e altre che lo sanno togliere con il rito (e qui me lo ricordo anch’io quando ero una bimbetta) dell’acqua e dell’olio, gatti che ritornano dopo la loro morte, nonni che escono dai cimiteri sotto forma di fantasmi per vedere come il mondo è cambiato da quando erano giovani loro, un uomo che era convinto di poter regger il cielo e una banda di ragazzi che assapora la vita.

 

Tante piccole perle di saggezza in poche righe che fanno davvero riflettere su cosa era il passato e su quello che è la nostra vita attuale, sui nostri privilegi che non apprezziamo e su quello che apprezzavano in passato anche se non possedevano poi molto.

 

‘’’IL MIO PARERE’’’

Ed eccomi giunta alle conclusioni. Devo dire che nonostante Francesco Guccini mi rimanga antipatico questa raccolta di racconti mi ha davvero colpita. Forse perché la mia mamma non c’è più e a me piaceva tantissimo stare ore ad ascoltare i suoi racconti di quando era ragazza, forse perché da piccolina adoravo sedermi in mezzo alle persone anziane dove abitavo e sentirle narrare le loro storie, forse perché credo che oggi apprezzo davvero poco tutto quello che ho perché lo ritengo scontato quando questo non lo è affatto.

 

Assieme a Francesco Guccini sono ritornata indietro nel tempo e mi è piaciuto questo viaggio. Certo alcune cose mi hanno fatto sorridere e altre mi hanno rattristata ma è proprio questo il senso di questa lettura un po’ dolce e un po’ amara. Non credevo di apprezzare tanto dei piccoli racconti e sono stupita per questo soprattutto perché sono davvero reali. Credo di consigliare davvero questo romanzo sia a quelli della mia età ma anche ai giovani di oggi per far loro capire che un tempo le cose erano molto diverse ma non per questo non erano da apprezzare.

Spero di avervi aiutati nella scelta della vostra prossima lettura. Un abbraccio Romina

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