‘’’PREMESSA’’’

Buon lunedì a tutti. Anche oggi sono qui come al solito per raccontarvi la mia ultima lettura. Questa volta il romanzo non l’ho scelto io ma mi è stato donato dagli amici con cui ho un fitto scambio di ebook. Appena ho letto il titolo e visto la copertina mi ha incuriosito moltissimo. Mi immaginavo una storia di persone che popolano il condominio di Via Ripetta al numero 155 e invece mi sono ritrovata in una specie di racconto basato sopratutto sulla politica e su come la vivevano i protagonisti nel 1968. Io non amo molto la politica in generale anche se quegli anni mi hanno sempre incuriosita molto, ma vengono citati nomi, fatti di cui io ignoravo totalmente l’esistenza senza spiegarli più di tanto e quindi le mie idee oggi sono ancora più confuse di prima. Non sopporto la politica anche se per parecchio tempo ho lavorato in un noto sindacato (non faccio nomi perché mi sono trovata talmente male da scappare a gambe levate) e forse è proprio per questo che non sopporto la politica. Tutto quello che immaginavo si riduceva a tu fai un favore a me che io lo ricambio appena posso, il partito dice così quindi tu non devi obiettare, sei obbligata a scioperare anche se non credi che questo possa cambiare qualcosa, insomma il tuo parere era pari a zero e tu dovevi solamente sottostare alle regole di chi aveva un grado più alto del tuo. Sono scappata a gambe levate ma ci ho impiegato parecchio a capirlo ed ora per me la politica è uguale a zero.

Quando ho iniziato a leggere Via Ripetta 155 non pensavo proprio che fosse un romanzo politico ma ormai mi aveva incuriosita e visto che non era troppo lungo ho deciso di portarlo fino alla fine. Il periodo narrato è tra il 1968 e il 1977 e quello che sembra più importante di tutta la narrazione sono le emozioni di chi era attivista in quegli anni e di chi invece ha solo subito. E’ stata dura soprattutto perché di quegli anni io conosco ben poco (nel 1968 non ero nemmeno nata) e, anche se Clara Sereni non è male nel raccontare io ho parecchia confusione in testa. E’ stato molto difficile per me capire una divisione di partiti che adesso non esiste più, entrare in un mondo dove la protagonista usava il ciclostile ed io non sapevo nemmeno cosa fosse, dove i valori erano molto diversi di quelli dei giorni nostri ed anche i problemi ovviamente, dove potevi fare tutto quello che volevi e a giudicarti c’era solo la tua famiglia se la volevi assecondare.

Questo è un mio pensiero personale perché sono stata così delusa dal sindacato dove lavoravo e dalla politica in generale che faccio fatica a capire come si potesse combattere così per ottenere qualcosa o anche solamente per combattere il potere. Forse ho deciso di finire questo romanzo per vedere se anche la protagonista alla fine sarebbe cambiata e forse ho anche fatto bene a leggerlo per questo… Adesso però vi accenno un po’ di trama anche se farò molta fatica in quanto si tratta di una specie di racconto autobiografico e quindi non voglio rovinare nulla a chi deciderà di leggerlo…

‘’’LA TRAMA’’’

Partiamo dall’anno 1968. Il padre di Chiara è Emilio Sereni che è stato un senatore, un ministro nei governi De Gasperi, un dirigente comunista, un antifascista, un ebreo ed uno scrittore bravissimo. Chiara ha diciannove anni ed è in continua lite con lui. Sceglie di non iscriversi al PCI e di restare sciolta da qualsiasi vincolo politico, è più interessata al nuovo invece che alle tradizioni familiari, si trucca e si veste in modo vistoso e torna spesso a casa tardi la sera. Chiara non era in grado di ribattere alle liti con suo padre perché lui era veramente bravo con le parole, il suo sapere la schiacciava ogni volta e aveva persino un po’ paura di lui.

Così con i pochi risparmi che ha decide di affittare una casa in Via Ripetta 155 a Roma fra Campo dei Fiori e piazza del Popolo, a cinque minuti da Piazza Navona dove la sera si incontrava con i compagni a discutere di tutto. La casa non era il massimo anzi era praticamente spoglia. Con qualche prestito e qualche acquisto ai mercatini dell’usato piano piano la sta sistemando ma per definirla casa ancora ne passerà del tempo. Ma è il suo nido, il suo posto sicuro, un luogo dove chiunque poteva fermarsi per qualche notte. Spesso non aveva nulla da mangiare, spesso il freddo era tremendo visto che non c’era nessun tipo di riscaldamento ma era comunque la sua casa e lei ne andava fiera.

Chiara non aveva un lavoro fisso, cercava di mantenersi come poteva. Faceva traduzioni, ogni tanto la baby sitter ma solamente se ne aveva davvero bisogno e poi collaborava come segretaria all’Anac, l’associazione dei cineasti. Chiara era impegnata in politica anche se non era iscritta a nessun partito e adorava cantare alle feste dell’Unità, adorava frequentare il Folkstudio dove si esibivano i fratelli Luigi e Francesco De Gregori e scriveva libri di fantascienza.

Chiara vive in gruppo come tutti in quel periodo e nel gruppo conosce Stefano. In un primo momento sembra quasi che non si sopportino ma poi tra loro nasce qualcosa. L’amore? Forse, anche perché Chiara non crede molto nella fedeltà, ma un sentimento che piano piano diventa più grande come sta crescendo anche lei. Non si sposano ma fanno una festa ugualmente per celebrare la loro unione con i regali come se fosse un vero e proprio matrimonio e quando Stefano le confessa di aver avuto una storia mentre sta con lei a Chiara la cosa colpisce…

‘’’IL MIO PARERE’’’

Ho parlato solo della protagonista di questo breve romanzo perché delle lotte sindacali non ci ho capito poi molto. Anch’io ho avuto genitori che in quegli anni seguivano la politica ed avevano anche pareri discordanti tra loro ma io mi sono sempre tenuta fuori. Non che non mi reputi all’altezza ma forse troppo presto ho capito che non faceva proprio per me. Ora non voglio intavolare una discussione sul mio pensiero ed è per questo forse che non volevo nemmeno commentare questo romanzo ma l’ho letto ed un mio parere va dato comunque. Forse un tempo valeva davvero qualcosa combattere contro le leggi desuete, proprio negli anni del romanzo è stata anche approvata la legge sul divorzio, ma ora credo che sia difficile far cambiare qualcosa.

Il mio lavoro è sempre quello anche se non lo faccio più per un sindacato ma vedo che è difficilissimo difendere i lavoratori, cercare di incastrare i loro diritti con i voleri di chi li assume e credo che andrà sempre peggio. Sono molto pessimista perché ci sto in mezzo tutto il giorno e non è affatto facile.

Ma torniamo al romanzo. Il linguaggio usato da Clara è semplice anche se sottintende tante cose è come se il lettore avesse vissuto quegli anni proprio come lei e purtroppo, se lo si legge oggi, è difficile da comprendere ma è un pezzo della nostra storia e quindi non si può accantonarlo senza aver prima provato a leggerlo. Consigliarlo? Questa volta lascio a voi la scelta. Se siete curiosi di sapere com’era la vita di una ragazza un po’ immischiata nella politica nel 1968 allora questo libro fa per voi altrimenti…fate a meno. Spero di avervi aiutati nella scelta della vostra prossima lettura. Un abbraccio Romina

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