‘’’PREMESSA…’’’

 

Buon martedì a tutti. Anche oggi, come al solito, sono qui per raccontarvi l’ultimo libro che ho finito di leggere prima di andare a dormire ieri sera. Come ormai saprete, sono abbonata al Club degli Editori da quando ero poco più che una bambina e da quel momento non ho mai smesso di acquistare libri da quella splendida rivista che arriva a casa puntualmente o quasi ogni mese. Ultimamente però trovo che le sue proposte non siano poi tanto interessanti. Spesso non conosco gli autori menzionati e men che meno i titoli ma l’acquisto ormai è diventato quasi un rito e quindi spesso e volentieri scelgo a scatola chiusa leggendo solamente quel po’ di trama che appare di fianco alla copertina.

 

E’ da un po’ di tempo che cerco di alternare i miei adorati thriller con qualcosa di totalmente diverso. La prima motivazione è che sono curiosa e non posso fossilizzarmi solo su un genere mentre la seconda e forse la più importante è che i miei gusti stanno cambiando (sarà l’età) ed alcuni romanzi sono davvero interessanti e soprattutto scritti molto bene. Tornado a MRS. BRIDGE non mi ricordo assolutamente il motivo per cui l’avevo acquistato e quando l’ho iniziato non sapevo nemmeno di cosa trattasse. Forse è stata la copertina ad incuriosirmi o forse non avevo altro da scegliere così mi sono buttata ad occhi chiusi su un titolo e ho scritto il nome sulla cartolina dell’ordine.

 

Pensavo si trattasse di un romanzo moderno e invece ho ricevuto la prima delusione: questo libro è stato scritto da Evan Connell esattamente nel 1959 ed è da poco che è stato tradotto ed edito in Italia e racconta la storia di una casalinga benestante americana dagli anni 30 fino allo scoppio della seconda guerra mondiale. Appena l’ho iniziato non sapevo se sarei riuscita a finirlo… mi sembrava abbastanza banale, un po’ troppo ricco di ripetizioni e la storia non mi interessava più di tanto ma, man mano che scorrevano le pagine la mia curiosità aumentava e non vedevo l’ora di arrivare all’ultima pagina per sapere quale finale avrebbe deciso lo scrittore. Saranno stati i capitoli corti, sarà stata la bravura di Evan Connell nel raccontare anche le vicende più scontate, ma credo che questa lettura mi rimarrà impressa per molto tempo. E non ci troviamo di fronte ad una storia epica, ad un romanzo pieno di avvenimenti ma è la descrizione di una donna attorniata dalle sue amiche e dalla sua famiglia che però sente un vuoto dentro e non sa come riempirlo.

 

Dopo ogni capitolo mi chiedevo quale fosse il motivo che mi spingeva a proseguire e me lo chiedo anche ora che sto scrivendo questa opinione perché sono ancora confusa, perché non capisco che cosa mi ha fatto piacere questo romanzo visto che è molto lontano da me sia per il tempo in cui è stato scritto, sia per gli argomenti trattati ma mi sembrava quasi di vedere un serial televisivo ambientato indietro nella storia con dei protagonisti davvero molto interessanti e diversi gli uni dagli altri. Adesso vi racconto un po’ di trama così da spiegarmi meglio…

 

‘’’IL ROMANZO…’’’

 

India Bridge non è mai riuscita ad abituarsi al suo nome così originale. Lei era la regina del convenzionale e non capiva perché i suoi genitori avessero scelto proprio India per chiamarla. Da ragazza non era intenzionata a sposarsi, era fermamente convinta di riuscire a cavarsela benissimo anche senza un marito. Poi India ha conosciuto Walter Bridge. Un giovane avvocato molto alto e dal portamento distinto, con i capelli rossi e lo sguardo da persona decisa. E, una sera d’estate, ha deciso che quell’uomo era molto attraente e le piaceva. Amava i suoi discorsi, amava una persona che voleva diventare qualcuno nella vita e soprattutto aveva capito che Walter era anche romantico e galante.

 

Quando il padre di India morì, lei sposò il sig. Bridge e si ritrovò a vivere a Kansas City dove il marito aveva deciso di aprire uno studio. Tutto sembrava davvero andare per il meglio e il tempo passava molto velocemente per India che nel suo ruolo di moglie non aveva mai nessun tipo di incertezza. Ma spesso durante la notte si svegliava e avvertiva qualcosa, una specie di inquietudine, come un segno premonitore dei lunghi anni che sarebbero venuti. Walter non era un uomo molto espansivo e spesso dedicava più ore al lavoro che alla moglie ma la riempiva di regali costosissimi anche se India non gli ha mai chiesto nulla. Alcune volte addirittura si vergognava a sfoggiare la nuova automobile o una pelliccia che poche potevano permettersi ma, visto che era il volere del marito, lei accettava ugualmente.

 

Trascorrono gli anni e India e Walter diventano genitori di tre figli: Ruth con i capelli e gli occhi scurissimi, Carolyn con i capelli biondi e gli occhi azzurri come la madre e Douglas l’unico maschio magrissimo e rosso di capelli proprio come il padre. Le prime lezioni che India dà ai suoi figli sono quelle che le avevano impartito i suoi genitori: dovevano avere buone maniere, un carattere amabile e soprattutto essere sempre puliti e presentabili. Man mano che i figli crescono India non riesce mai a capirli fino in fondo, li guarda diventare grandi ma non è sicura di conoscerli davvero. Ognuno ha il suo carattere e il suo modo di vedere la vita ma nessuno assomiglia veramente a lei.

 

E quando i suoi figli diventano autosufficienti lei si ritrova in una casa enorme senza avere nulla da fare. La cameriera Harriet provvede a qualsiasi cosa e così India cerca di dedicare il suo tempo libero, troppo,  a qualcosa come studiare lo spagnolo, scoprire l’arte, interessarsi di politica o semplicemente leggere ma tutte queste attività non la interessano davvero è solo un motivo per occupare il tempo, India si annoia terribilmente. Ha amiche con cui va ai pranzi organizzati, a qualche festa di beneficenza ma lei vede gli altri riempire il tempo mentre lei non riesce a capire di essere davvero infelice…

 

‘’’IL MIO PARERE…’’’

 

Non credevo che un romanzo del genere mi potesse piacere. Forse anzi sicuramente è stata la bravura di chi l’ha scritto ad attirarmi così tanto dentro ad una storia che all’apparenza può sembrare banale ma che nasconde davvero una infinita tristezza attraverso la vita della protagonista. Ogni parola sembra davvero pesata, ogni frase è costruita in un modo che rasenta la perfezione per rendere partecipe il lettore dei tormenti che popolano la mente di India. Il linguaggio nonostante questo è davvero molto facile, non ci sono termini difficili o di dubbia comprensione. Ogni personaggio anche le più piccole comparse è descritto alla perfezione e caratterizzato in modo che si riconosca da tutti gli altri. La malinconia è presente anche nelle scene più esilaranti, c’è sempre un velo di nebbia in tutta la narrazione e la nebbia è proprio la caratteristica del carattere della protagonista.

 

Consigliarlo? Beh anche navigando nel web ho visto solo pareri positivi e quindi aggiungo anche il mio. Si legge velocemente visto che non è nemmeno un libro lunghissimo e rimane impresso nella mente. Spero di avervi aiutati nella scelta della vostra prossima lettura. Un abbraccio Romina

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Una risposta a "MRS BRIDGE (EVAN CONNELL)"

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