LA DISTANZA TRA ME E TE (LUCREZIA SCALI)

‘’’PREMESSA’’’

Buon lunedì a tutti. Anche oggi sono qui per raccontarvi la mia ultima lettura. Quando mi viene la voglia di shopping nessun riesce più a fermarmi. Sono davvero una maniaca dell’acquisto e di solito mi butto sempre sull’abbigliamento o le scarpe. Ma quando non trovo niente che mi soddisfa allora entro in libreria. Lì sono sicura che qualcosa da acquistare lo trovo sempre. Si vede che quel giorno non ero molto ispirata anche nell’acquisto di un romanzo così mi sono lasciata trasportare dai numerosi cartelli presenti da Feltrinelli con scritto 3 libri a € 9,90. Perché lasciarsi scappare una simile occasione? Così mi catapulto all’espositore e inizio la ricerca delle mie 3 letture. Sinceramente di tutti i titoli disponibili solo uno mi ispirava veramente, gli altri non li avevo mai sentiti nominare né per quanto riguarda il titolo e nemmeno l’autore. Ma alle offerte non so resistere così ho chiuso gli occhi e ne ho pescati due.

Già dalla copertina avevo capito che si trattava di romanzi romance. Io non sono una fan del genere ma ogni tanto quando sono triste o nei molti momenti di sconforto al lavoro mi piace rifugiarmi in qualcosa di tranquillo, qualcosa che scalda il cuore e questo genere di romanzi sono proprio l’ideale per il mio umore nero. L’amore mi mette sempre di buon umore, di qualsiasi amore si tratti. Questo genere di letture è molto semplice, il linguaggio usato è quasi elementare ma perdono tutto se riesce a strapparmi un sorriso anche piccolo piccolo. LA DISTANZA TRA ME E TE all’inizio però non mi aveva colpita più di tanto. Le prime pagine non erano riuscite a catturare la mia attenzione come altri romanzi rosa avevano fatto immediatamente ed ero un po’ delusa. Così ho continuato a leggere anche se un po’ scoraggiata e piano piano la storia ha iniziato a decollare. Devo dire che non è stato male leggerlo fino al finale.

Un libro per piacermi veramente deve iniziare ma soprattutto finire. Non amo i finali aperti che lasciano pensare a tutto e a niente allo stesso tempo. Mi piace arrivare alla conclusione delle cose che faccio ma soprattutto a quelle che leggo e non sopporto quando un romanzo lascia in sospeso tutto quanto. Soprattutto un romanzo rosa dove il lieto fine è quasi d’obbligo altrimenti perché classificarlo in quella categoria? Dopo metà libro avevo sempre il sorriso stampato sulla faccia per quanta tenerezza c’era e arrivata alle ultime pagine mi aspettavo davvero una conclusione degna di tutto il racconto… ma non sempre le aspettative sono la realtà e così stamattina ci sono rimasta malissimo quando ho girato la pagina credendo di trovarmi l’epilogo o qualcosa del genere e mi sono ritrovata ai ringraziamenti. Lo so ci sono molti scrittori che lasciano i finali aperti ma io li evito accuratamente perché per me una storia deve avere una conclusione.

Adesso vi racconto un po’ di trama così da spiegare meglio i miei pensieri…

‘’’LA TRAMA’’’

Il romanzo parte a Roma. Isabel Borgia ha ventinove anni, è alta, bionda, con un fisico da fare invidia ad una modella. E’ una donna seria, sposata e fedele ma non sembra molto felice. Tutta la sua vita è incentrata sul marito Mattia. Un uomo molto bello, che la riempie di regali e che non le fa mancare nulla, un uomo in carriera che vuole che sua moglie rimanga a casa a coltivare i suoi interessi tanto il suo stipendio basta e avanza per tutti e due. Però la priorità di Mattia è sempre e solo il lavoro. Sono quattro anni che Isabel sistema casa, fa la spesa, prepara cenette romantiche a cui Mattia a volte non partecipa perché è troppo impegnato. Ma Isabel sa benissimo come è fatto suo marito e si rende anche conto che nessun matrimonio purtroppo è perfetto. Per questo ha deciso di prendere un cane per farle compagnia: Frida a cui dedica tutto il tempo possibile. E’ la sua inseparabile amica, è il suo motivo di fuga e insieme partecipano alle gare di agility dog sparse in tutta Italia. Isabel non ha mai avuto molti amici, non crede molto nelle confidenze altrui ecco perché Frida la fa sentire meno sola.

Ci spostiamo a Torino. Andreas Keller è davvero un bel tipo. Il suo aspetto lo rende molto sexy, il suo lavoro di meccanico gli ha fatto formare un corpo davvero invidiabile e non ha paura di niente e di nessuno. Vive la vita come capita, non si aspetta mai nulla dal domani ed ama le cose semplici anche perché può permettersi solo quelle. E’ sempre stato un donnaiolo, non si è mai davvero innamorato e a trent’anni non crede che questo possa succedere anche se ha deciso di convivere con Regina. Non prova amore per lei ma nutre un profondo affetto e vede quanto lei lo ami quindi lui fa di tutto per non ferirla anche se Regina è davvero gelosa di qualsiasi cosa gli giri intorno. Anche lui adora i cani, ne ha avuti da quando era un bambino ed ora il suo fedele compagno è Ulisse con cui anche lui fa le gare di agility dog.

E’ proprio durante una gara che Isabel e Andreas si scontrano nel vero senso della parola. Ma questo primo momento tra i due non è certo dei migliori. Isabel in qualche modo si sente subito minacciata dalla sua presenza ma soprattutto dal fatto che prova una specie di attrazione per lui, cosa che non aveva mai sentito per nessuno. Andreas invece la classifica immediatamente come una smorfiosa ricca che sfodera il meraviglioso anello di matrimonio solo per vantarsi di fronte agli altri. Purtroppo per Isabel la gara non è delle migliori. Mentre sta correndo con Frida le si slaccia una scarpa e cade. Fine dei giochi mentre Andreas è arrivato alla medaglia di bronzo con Ulisse. Isabel non riesce a trattenere le lacrime che Andreas cerca con qualche battuta di placare ma lei rimane sempre fredda nei suoi confronti.

Al ritorno a casa Isabel si accorge di avere un messaggio di Andreas su Facebook. E’ davvero combattuta, non usa spesso i social e comunque rimane una donna felicemente sposata, ma decide di rispondergli almeno per cortesia. Iniziano così uno scambio di battute che piano piano si trasformano in amicizia e forse anche in qualcosa di più….

‘’’IL MIO PARERE’’’

Forse mi ripeto un po’ ma sono rimasta delusissima da questa lettura. Doveva avere un finale e non lasciare tutto in sospeso. Sono ritornata indietro nel tempo con questo romanzo. Anch’io prima di conoscere mio marito avevo uno scambio interminabile di messaggi con lui soprattutto perché lavorava lontano tutta la settimana, anch’io aspettavo con ansia di poterlo vedere e alcuni dei dialoghi tra Isabel e Andreas assomigliavano proprio ai nostri. Ed è forse per questo che volevo che il romanzo si concludesse con dei bei fuochi di artificio e non lasciando immaginare al lettore cosa possa succedere.

E’ un romanzo rosa quindi deve piacere il genere ma si legge davvero in pochissimo tempo. Molte pagine sono occupate da messaggi di facebook e quindi la lettura è anche meno pesante. Il linguaggio usato è semplice ma anche l’autrice è molto giovane potrà sempre migliorare con il tempo! Il tema trattato era davvero molto carino e l’amore per gli animali è un punto in più a favore di tutta la narrazione. Mi è quasi venuta voglia di adottare un cucciolo anch’io ma poi dovrei lottare con il marito che non è d’accordo uffa… Consigliarlo? Sono indecisa…io mi sono arrabbiata e ci sono rimasta malissimo per il non finale ma c’è anche chi apprezza queste scelta quindi lascio a chi mi legge la scelta.. le mie ragioni le ho dette adesso aspetto qualche commento da chi l’ha letto e la pensa diversamente da me!!! Spero di avervi aiutati nella scelta della vostra prossima lettura. Un abbraccio Romina.

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LA MANO (HENNING MANKELL)

‘’’INIZIAMO…’’’

Buon giovedì a tutti. Complice un mercoledì di festa ho terminato la lettura di un altro romanzo ed ora sono qui a raccontarvelo. Non ho acquistato personalmente questo ebook ma mi è stato regalato da amici con cui scambio i libri in formato digitale. Non mi ricordo nemmeno chi me l’ha donato: ho una grande cartella sul computer che contiene tantissimi file tutti mescolati insieme ma appena ho visto l’autore ho deciso di iniziarlo immediatamente. Henning Mankell è uno degli scrittori di gialli che io apprezzo di più. Forse perché è stato uno dei primi che ho iniziato a leggere o perché il suo personaggio principale Kurt Wallander mi ha sempre fatto molta simpatia.

Quando leggo un romanzo mi piace moltissimo cercare di dare un volto ai protagonisti, se poi parliamo di una serie di libri con gli stessi personaggi allora lì mi sbizzarrisco subito. Ho provato a guardare la serie televisiva che vede Wallander protagonista ma non mi ha entusiasmata. Un po’ troppo lenta per i miei gusti, i personaggi non mi hanno convinta più di tanto e quindi ho abbandonato immediatamente. Rimango sempre dell’idea che è sempre meglio il romanzo che la trasposizione sia cinematografica che televisiva. Ho davvero trovato pochi film o serie migliori della carta stampata.

Una curiosità che volevo farvi sapere. Questo romanzo è uscito in Italia molto dopo la fine della carriera del nostro Wallander. Nel 2002 in Olanda c’è stata una iniziativa editoriale: proporre ad un autore di scrivere un giallo e di regalare un altro libro per ogni copia venduta di quel giallo. LA MANO era il libro in omaggio. Beh forse sarebbe meglio chiamarlo racconto in quanto si tratta davvero di poche pagine ma la scrittura di Mankell rimane comunque una delle mie preferite. Quando ho visto che erano solo 105 paginette mi sono un po’ depressa, non credevo che potesse piacermi, mi aspettavo qualcosa di strano e diverso visto che i suoi romanzi sono sempre abbastanza lunghi, ma mi sono dovuta ricredere. Non c’è molta azione e anche la cattura del colpevole è un po’ atipica ma la storia regge bene ed è anche una bella storia.

Ma prima di iniziare con la trama vorrei presentarvi il signor Kurt Wallander specificando che si tratta di un personaggio inventato e non reale.

‘’’KURT WALLANDER’’’

E’ nato il 30 gennaio 1948 ed è cresciuto a Malmo. Quando ha preso la decisione di entrare nel corpo della polizia sono iniziate le discussioni con il padre ed il loro rapporto è diventato un conflitto costante. Suo padre ha sempre guadagnato dipingendo paesaggi. La madre di Kurt è deceduta mentre lui ancora studiava alla scuola di polizia e ha una sorella di nome Kristina che sente raramente visto che abita a Stoccolma. Kurt adora la musica lirica e da ragazzino sognava di diventare un famoso cantante lirico oppure un bravissimo fotoreporter. Anche dopo essere entrato in polizia ha comunque sognato per qualche tempo di lavorare come impresario nella lirica assieme ad un suo amico aspirante tenore ma la cosa non è continuata.

E’ entrato in polizia alla fine del 1960 e ha iniziato facendo l’agente dell’ordine pubblico presso il distretto di Malmo. Nel 1969 è stato anche ferito con un coltello e per questo è finito in coma per quattro giorni ed ha subito due operazioni abbastanza importanti. La sua aspirazione però è sempre stata quella di diventare ispettore e il passaggio avviene ufficialmente il 1° ottobre 1969.

Nel 1970 si è sposato con una parrucchiera di nome Mona ed insieme hanno una figlia Linda nata alla fine del 1970. Il rapporto con la moglie non è mai stato accomodante: le discussioni non mancavano mai. Nel 1975 la famiglia si trasferisce ad Ystad e quindi vicino al padre di Kurt e l’anno dopo Kurt entra al distretto di polizia di quella zona. Fino ad arrivare al 1990 quando diventa Commissario capo.

Dopo la separazione con la moglie Wallander ha iniziato a mangiare in modo disordinato, ad ingrassare e a non pensare più alla sua salute fisica. Ama bere ma non fuma. E’ un uomo nonostante tutto molto determinato ma anche buono e se decide di risolvere un caso non dorme nemmeno la notte per arrivare in fondo alla questione.

‘’’LA TRAMA’’’

Kurt Wallander per una volta vuole pensare a se stesso, a sua figlia ed alla pensione non ancora prossima ma abbastanza vicina per programmare la sua vita senza la polizia. Il suo sogno sarebbe quello di abbandonare la sua attuale abitazione e di trasferirsi con la figlia in una casa di campagna o almeno in un luogo dove ci sia un giardino. Quando lo sente parlare di questo il suo collega Martinsson gli propone una sistemazione. Un suo lontano parente lo ha incaricato di vendere la sua abitazione a Loderup. Lui è ricoverato a tempo pieno in un istituto per anziani e ha perso la memoria ma la casa è veramente grande, attorniata da un bellissimo parco e un ampio terreno coltivabile.

Wallander decide di andare a dare un’occhiata. La casa lo convince è anche poco lontano da dove abitava suo padre ed anche il costo non sembra affatto male, ma mentre sta facendo un giretto intorno nel giardino inciampa in qualcosa. Quando si china per vedere cosa possa essere si accorge che è lo scheletro di una mano umana. Informa immediatamente i colleghi che si recano sul luogo per cercare il resto dello scheletro. Dopo un po’ di scavi lo trovano, interviene anche il nuovo medico legale e iniziano le indagini su chi possa essere. Dalla datazione delle ossa si arriva a sapere che il periodo del decesso risaliva quasi certamente al 1940. Wallander capisce subito che deve abbandonare l’idea di acquistare quella abitazione almeno per ora ma qualcosa lo turba e, dopo pochi giorni, decide di tornare sul luogo del delitto. Nota immediatamente che qualcosa stona anche nei cespugli. Mentre tutti i fiori sembrano piantati con una certa cura ce ne sono alcuni che sembrano buttati lì o ripiantati. Decide così di convocare ancora la sua squadra e scavando si accorgono che è presente anche un altro cadavere.

Le persone scomparse quindi sono due un uomo e una donna ma il caso sembra essere davvero difficile perché dalle indagini i corpi dovevano avere circa cinquant’anni quando sono stati uccisi e ora, a distanza di tanto tempo, quasi tutti i testimoni potrebbero essere deceduti…

‘’’IL MIO PARERE’’’

Anche se io amo i romanzi un po’ più corposi ho apprezzato davvero molto questo libro. Era da parecchio che non leggevo un’indagine dell’ispettore Wallander quindi sono stata felice di averne trovata una nuova. E’ un buon giallo forse un po’ meno basato sulle indagini e un po’ più introspettivo per quanta riguarda i personaggi che lo popolano. Anche il finale non è dei più emozionanti per quanto concerne l’intrigo ma riesce a convincere grazie alla bravura di questo scrittore.

Essendo legato a tutta una serie i personaggi sono descritti molto bene e sono quasi sempre gli stessi anche se in ogni libro le loro caratteristiche aumentano sempre di più proprio per farli conoscere meglio al lettore. La trama è ben costruita e anche se è molto corto il finale è adeguato al resto della narrazione. Insomma a me è piaciuto moltissimo e mi sento di consigliarne la lettura. Forse sarebbe meglio iniziare dal primo della serie per capire meglio i caratteri dei protagonisti ma non è essenziale in quanto lo scrittore non fa mai riferimenti a libri precedenti o se li fa spiega sempre le motivazioni.

Spero di avervi aiutati nella scelta della vostra prossima lettura. Un abbraccio Romina

MRS BRIDGE (EVAN CONNELL)

‘’’PREMESSA…’’’

 

Buon martedì a tutti. Anche oggi, come al solito, sono qui per raccontarvi l’ultimo libro che ho finito di leggere prima di andare a dormire ieri sera. Come ormai saprete, sono abbonata al Club degli Editori da quando ero poco più che una bambina e da quel momento non ho mai smesso di acquistare libri da quella splendida rivista che arriva a casa puntualmente o quasi ogni mese. Ultimamente però trovo che le sue proposte non siano poi tanto interessanti. Spesso non conosco gli autori menzionati e men che meno i titoli ma l’acquisto ormai è diventato quasi un rito e quindi spesso e volentieri scelgo a scatola chiusa leggendo solamente quel po’ di trama che appare di fianco alla copertina.

 

E’ da un po’ di tempo che cerco di alternare i miei adorati thriller con qualcosa di totalmente diverso. La prima motivazione è che sono curiosa e non posso fossilizzarmi solo su un genere mentre la seconda e forse la più importante è che i miei gusti stanno cambiando (sarà l’età) ed alcuni romanzi sono davvero interessanti e soprattutto scritti molto bene. Tornado a MRS. BRIDGE non mi ricordo assolutamente il motivo per cui l’avevo acquistato e quando l’ho iniziato non sapevo nemmeno di cosa trattasse. Forse è stata la copertina ad incuriosirmi o forse non avevo altro da scegliere così mi sono buttata ad occhi chiusi su un titolo e ho scritto il nome sulla cartolina dell’ordine.

 

Pensavo si trattasse di un romanzo moderno e invece ho ricevuto la prima delusione: questo libro è stato scritto da Evan Connell esattamente nel 1959 ed è da poco che è stato tradotto ed edito in Italia e racconta la storia di una casalinga benestante americana dagli anni 30 fino allo scoppio della seconda guerra mondiale. Appena l’ho iniziato non sapevo se sarei riuscita a finirlo… mi sembrava abbastanza banale, un po’ troppo ricco di ripetizioni e la storia non mi interessava più di tanto ma, man mano che scorrevano le pagine la mia curiosità aumentava e non vedevo l’ora di arrivare all’ultima pagina per sapere quale finale avrebbe deciso lo scrittore. Saranno stati i capitoli corti, sarà stata la bravura di Evan Connell nel raccontare anche le vicende più scontate, ma credo che questa lettura mi rimarrà impressa per molto tempo. E non ci troviamo di fronte ad una storia epica, ad un romanzo pieno di avvenimenti ma è la descrizione di una donna attorniata dalle sue amiche e dalla sua famiglia che però sente un vuoto dentro e non sa come riempirlo.

 

Dopo ogni capitolo mi chiedevo quale fosse il motivo che mi spingeva a proseguire e me lo chiedo anche ora che sto scrivendo questa opinione perché sono ancora confusa, perché non capisco che cosa mi ha fatto piacere questo romanzo visto che è molto lontano da me sia per il tempo in cui è stato scritto, sia per gli argomenti trattati ma mi sembrava quasi di vedere un serial televisivo ambientato indietro nella storia con dei protagonisti davvero molto interessanti e diversi gli uni dagli altri. Adesso vi racconto un po’ di trama così da spiegarmi meglio…

 

‘’’IL ROMANZO…’’’

 

India Bridge non è mai riuscita ad abituarsi al suo nome così originale. Lei era la regina del convenzionale e non capiva perché i suoi genitori avessero scelto proprio India per chiamarla. Da ragazza non era intenzionata a sposarsi, era fermamente convinta di riuscire a cavarsela benissimo anche senza un marito. Poi India ha conosciuto Walter Bridge. Un giovane avvocato molto alto e dal portamento distinto, con i capelli rossi e lo sguardo da persona decisa. E, una sera d’estate, ha deciso che quell’uomo era molto attraente e le piaceva. Amava i suoi discorsi, amava una persona che voleva diventare qualcuno nella vita e soprattutto aveva capito che Walter era anche romantico e galante.

 

Quando il padre di India morì, lei sposò il sig. Bridge e si ritrovò a vivere a Kansas City dove il marito aveva deciso di aprire uno studio. Tutto sembrava davvero andare per il meglio e il tempo passava molto velocemente per India che nel suo ruolo di moglie non aveva mai nessun tipo di incertezza. Ma spesso durante la notte si svegliava e avvertiva qualcosa, una specie di inquietudine, come un segno premonitore dei lunghi anni che sarebbero venuti. Walter non era un uomo molto espansivo e spesso dedicava più ore al lavoro che alla moglie ma la riempiva di regali costosissimi anche se India non gli ha mai chiesto nulla. Alcune volte addirittura si vergognava a sfoggiare la nuova automobile o una pelliccia che poche potevano permettersi ma, visto che era il volere del marito, lei accettava ugualmente.

 

Trascorrono gli anni e India e Walter diventano genitori di tre figli: Ruth con i capelli e gli occhi scurissimi, Carolyn con i capelli biondi e gli occhi azzurri come la madre e Douglas l’unico maschio magrissimo e rosso di capelli proprio come il padre. Le prime lezioni che India dà ai suoi figli sono quelle che le avevano impartito i suoi genitori: dovevano avere buone maniere, un carattere amabile e soprattutto essere sempre puliti e presentabili. Man mano che i figli crescono India non riesce mai a capirli fino in fondo, li guarda diventare grandi ma non è sicura di conoscerli davvero. Ognuno ha il suo carattere e il suo modo di vedere la vita ma nessuno assomiglia veramente a lei.

 

E quando i suoi figli diventano autosufficienti lei si ritrova in una casa enorme senza avere nulla da fare. La cameriera Harriet provvede a qualsiasi cosa e così India cerca di dedicare il suo tempo libero, troppo,  a qualcosa come studiare lo spagnolo, scoprire l’arte, interessarsi di politica o semplicemente leggere ma tutte queste attività non la interessano davvero è solo un motivo per occupare il tempo, India si annoia terribilmente. Ha amiche con cui va ai pranzi organizzati, a qualche festa di beneficenza ma lei vede gli altri riempire il tempo mentre lei non riesce a capire di essere davvero infelice…

 

‘’’IL MIO PARERE…’’’

 

Non credevo che un romanzo del genere mi potesse piacere. Forse anzi sicuramente è stata la bravura di chi l’ha scritto ad attirarmi così tanto dentro ad una storia che all’apparenza può sembrare banale ma che nasconde davvero una infinita tristezza attraverso la vita della protagonista. Ogni parola sembra davvero pesata, ogni frase è costruita in un modo che rasenta la perfezione per rendere partecipe il lettore dei tormenti che popolano la mente di India. Il linguaggio nonostante questo è davvero molto facile, non ci sono termini difficili o di dubbia comprensione. Ogni personaggio anche le più piccole comparse è descritto alla perfezione e caratterizzato in modo che si riconosca da tutti gli altri. La malinconia è presente anche nelle scene più esilaranti, c’è sempre un velo di nebbia in tutta la narrazione e la nebbia è proprio la caratteristica del carattere della protagonista.

 

Consigliarlo? Beh anche navigando nel web ho visto solo pareri positivi e quindi aggiungo anche il mio. Si legge velocemente visto che non è nemmeno un libro lunghissimo e rimane impresso nella mente. Spero di avervi aiutati nella scelta della vostra prossima lettura. Un abbraccio Romina

NERO WOLFE FA LA SPIA (REX STOUT)

‘’’INIZIAMO’’’

Buon mercoledì pomeriggio a tutti. Anche oggi sono qui come al solito per raccontarvi la mia ultima lettura. Ho appena chiuso il mio Kobo e mi sono subito catapultata al computer per condividere con voi NERO WOLFE FA LA SPIA. Questo romanzo non è stato un mio acquisto ma mi è stato donato da alcuni amici con cui scambio gli ebook appena finito di leggerli. Sebbene adori i gialli ed i misteri non mi sono mai soffermata più di tanto a leggere le avventure di questo personaggio. Ma ho una lunghissima fila di Rex Stout da leggere e allora perché non iniziare con un romanzo a caso questa mia nuova avventura? Conoscevo Nero Wolfe grazie ai telefilm che passavano per la televisione ma anche quelli non mi sono mai interessati più di tanto o meglio io adoro qualsiasi cosa parli di crimini e misfatti ma il mio maritino che condivide con me il grande schermo nel salotto continuava a dire che questi telefilm erano troppo lenti e ripetitivi e così dovevo per forza cambiare canale. Ora è da tanto tempo che non ne sento più parlare ma almeno uno intero mi sarebbe davvero piaciuto vederlo.

Tornando al romanzo l’ho iniziato senza molte aspettative, si tratta di un libro corto che si legge abbastanza in fretta, nemmeno duecento pagine quindi se non mi fosse piaciuto non avrei perso poi tanto tempo, invece dalle sin dalle prime pagine ha catturato il mio interesse. Mi aspettavo qualcosa di più noioso, forse lento e scritto con una terminologia abbastanza antica e invece mi sono trovata immersa in una storia credibile, simpatica, avvincente che mi ha davvero catturata. Questo investigatore molto fuori dai soliti schemi, questo omone che sembra burbero quando sotto sotto non è, con il suo aiutante simpatico un po’ goffo ma molto ironico e competente sono riusciti ad attirare la mia attenzione e credo che non mi fermerò solo ad un libro di questo autore ma proseguirò con tutti quelli che ho a disposizione.

Poi la storia mi ha attirata ancora di più in quanto, indagando nel web, ho capito che Nero Wolfe di solito indaga dalla sua comoda poltrona di casa mentre questa volta si sposta e che viaggio intraprende…senza nessuna comodità, senza sapere se sarebbe riuscito a tornare a New York sano e salvo, ad un certo punto deve persino lasciare i suoi documenti e farsi passare per un’altra persona…una novità per un personaggio molto poltrone come è lui che lascia la parte movimentata ai suoi fidati aiutanti. Adesso però entriamo nella lettura e vi presento prima i personaggi che popolano questo romanzo e poi vi accenno anche ad un po’ di trama così da incuriosirvi…

‘’’I PERSONAGGI’’’

Nero Wolfe, l’investigatore privato che riesce a trovare qualsiasi colpevole

Archie Goodwin, il suo fedele assistente che segue Wolfe ovunque lui vada e che non lo tradirebbe per nessuno al mondo

Carla Britton, la figlia adottiva di Nero Wolfe, una donna molto testarda che sa quello che vuole e che sa come ottenerla

Marko Vukcic, il proprietario di un noto ristorante il Rusterman dove Nero Wolfe va spesso a mangiare ed è diventato molto amico di Marko

Danilo Vukcic, è lo zio di Marko e ospita Wolfe e Archie mentre cercano il colpevole

Paolo Telesio è un agente di cambio italiano che custodisce i documenti di Wolfe e del suo aiutante mentre sono tra le montagne in cerca di risposte

e poi ci sono altre comparse minori Ubé Bilic un giovane jugoslavo rivoluzionario che decide di consegnare Wolfe e Archie alle autorità albanesi, Gospo Stritar il capo della polizia segreta di Titogrado, Josip Pasic il capo dello Spirito della Montagna Nera un gruppo rivoluzionario e non può mancare anche chi fa il doppio gioco con tutti quanti ossia Peter Zov.

Ognuno di loro ha un ruolo ben preciso nella narrazione e anche le comparse servono a rendere più interessante ed avvincente tutta la storia.

‘’’LA TRAMA’’’

Nero Wolfe viene immediatamente informato che il suo amico Marko Vukcic nonché il proprietario di uno dei ristoranti dove lui adora mangiare è stato assassinato. Marko era un immigrato a New York e cercava in tutti i modi possibili di aiutare i suoi compatrioti nella lotta per l’indipendenza del Montenegro inviando denaro e ogni cosa loro richiedessero. Il Montenegro è la terra natia anche di Nero Wolfe e della sua figlia adottiva Carla.

Appena Carla apprende questa notizia decide di partire immediatamente per trovare il colpevole e per aiutare gli altri suoi compatrioti ma anche lei scompare misteriosamente tra le montagne e il giorno dopo viene trovata assassinata. Il nostro detective comprende subito che, per risolvere questo caso, deve partire anche lui verso quelle terra. Ovviamente il suo fedele assistente Archie lo segue. Questo viaggio è duro per Wolfe per due motivi: la sua mole fisica e le sue abitudini sedentarie non sono l’ideale per quello che sta per intraprendere ma anche perché nella sua mente ritorna al suo passato, alla sua giovinezza, alla sua indole di combattente che aveva tanto tempo fa. Sono ricordi che non gli fanno male però riguardano comunque un periodo molto diverso della sua vita.

E così si ritrovano ad affrontare lunghe e faticose camminate, a dormire all’aperto, a cambiare nome, ad affrontare situazioni molto inusuali per la loro vita agiata a New York. Nero Wolf parla anche il serbo mentre Archie si deve attenere solamente alle sue traduzioni approssimative ma nonostante questo aiuta il suo capo meglio che può nella ricerca del colpevole che non sembra facile come può invece sembrare…

‘’’IL MIO MODESTO PARERE’’’

Sono abituata a romanzi pieni di suspence, azione, cambi di prospettiva e questo libro non è certo da meno ma quello che mi ha colpito di più è l’ironia nel descrivere anche le situazioni più intrigate e impensabili. Non ho provato a scoprire il colpevole in quanto la storia è un po’ intricata ma mi sono fatta tante risate per l’impaccio di Nero Wolfe ad affrontare anche le situazioni più semplici. Mi sono venute quasi le lacrime agli occhi quando viene descritto questo grande omone che cerca di dormire in mezzo alla paglia per nascondersi da eventuali assalitori ma soprattutto quando si sveglia e non riesce più a capire se attaccato al suo corpo ci sono ancora le gambe. I suoi piedi ormai non stanno più nelle scarpe, il suo corpo enorme fa fatica a sedersi sulle sedie normali ma nonostante questo la sua eleganza è sempre presente.

La storia è abbastanza credibile, potrebbe quasi definirsi un romanzo di spionaggio, i personaggi sono quasi tutti caratterizzati molto bene e si distinguono bene nella narrazione ed anche il finale è abbastanza soddisfacente. Non si tratta ovviamente di un capolavoro della letteratura in quanto il linguaggio è molto semplice ma questo romanzo vale davvero la pena di essere letto soprattutto per chi ama i gialli ed i thriller. Rex Stout è uno dei predecessori degli scrittori dei nostri tempi ma non ha niente da invidiare a nessuno. Mi sento quindi di consigliarlo sicuramente. Spero di avervi aiutati nella scelta della vostra prossima lettura. Un abbraccio Romina.

L’APPUNTAMENTO MANCATO (MARY E CAROL HIGGINS CLARK)

 

‘’’INIZIAMO’’’

Buon venerdì a tutti. Anche oggi, come al solito, sono qui per raccontarvi la mia ultima lettura. Non mi ricordo quanto tempo fa ma penso parecchio ho iniziato ad acquistare in edicola con una uscita settimanale tutti i romanzi di Mary Higgins Clark. Come sempre queste uscite all’inizio costano veramente poco e quindi il primo romanzo era davvero un’offerta ma, col trascorrere delle settimane, il prezzo continuava a crescere. Una volta mi sono soffermata sui romanzi di questa autrice in una libreria e ho notato che costavano molto meno di quanto li pagavo io con La biblioteca di Donna Moderna. Ma oramai ero quasi arrivata alla fine della raccolta e poi le copertine erano molto carine e tutte uguali che ho finito per acquistarli tutti.

Quando è arrivato il momento della lettura i primi due o tre romanzi mi sono piaciuti parecchio poi mi sembravano tutti uguali. Questa scrittrice non cambia mai lo stile di quello che racconta, sì le storie erano abbastanza originali ma lo stesso modo di scrivere per 16 libri di fila alla fine stancherebbe chiunque anche una lettrice assidua come me e quindi non vedevo l’ora di finire la serie. Ovviamente Mary Higgins Clark ha continuato a produrre romanzi ma non ne ho mai più acquistato uno: ne avevo davvero avuto abbastanza.

Poi all’inizio della settimana dovevo trovare un romanzo in formato cartaceo da leggere e mi sono messa a pescare nel mio scatolone contenente i libri in attesa di essere letti. Senza nemmeno guardare ne ho pescato uno….e ho trovato un altro dei romanzi della Biblioteca di Donna Moderna. Ma come io ero davvero convinta di averli finiti tutti e così ho deciso di leggerlo. Questa volta oltre che a Mary Higgins Clark c’era anche la collaborazione di sua figlia Carol. Non ci ho pensato molto e, come dice il proverbio, tolto il dente tolto il male ho aperto la prima pagina.

Si tratta di un romanzo abbastanza breve, nemmeno duecento pagine, e questo mi ha rassicurato, non avrei sprecato poi così tanto tempo a leggerlo e magari, dopo tanto tempo che non leggo più nulla di questa scrittrice, poteva anche piacermi visto che i suoi primi scritti mi avevano convinta molto. Appena ho iniziato a leggere però mi sono ritrovata davanti allo stesso stile elementare, ai soliti personaggi un po’ strani ed a un giallo non troppo coinvolgente. Tutto molto banale, poca suspence e più attenzione ai dialoghi inutili tra i personaggi che alla storia in generale. E anche la storia non è delle più originali in assoluto. Sembra quasi di trovarsi immersi in quei film che danno il pomeriggio d’estate tanto per riempire il palinsesto televisivo. Una storia con una punta di mistero che poi tanto mistero non è visto che i colpevoli vengono nominati fin dall’inizio.

Come sempre io sono rimasta delusa. Certo me lo dovevo aspettare visto che ne avevo letti 16 e tutti quasi simili ma io sono sempre positiva e ho cercato in tutti i modi di trovare qualcosa di interessante…purtroppo non l’ho trovato e mi dispiace moltissimo perché a me non piace proprio bocciare un romanzo soprattutto perché ho impiegato del tempo per leggerlo e quel tempo avrei potuto dedicarlo a qualcosa che mi soddisfaceva di più. Adesso vi racconto un po’ di trama ma la storia è così poco articolata che devo cercare di non dilungarmi troppo altrimenti rovinerei la sorpresa a chi ha intenzione di leggere L’APPUNTAMENTO MANCATO….

‘’’LA TRAMA’’’

Luke Reilly è un buonissimo imprenditore. In pochissimo tempo è riuscito a trasformare il suo lavoro in una grande fonte di guadagno. Lui è un impresario di pompe funebri ed è il titolare di ben tre negozi nella zona in cui vive. E’ sposato con Nora una nota scrittrice di romanzi gialli ed ha una figlia Regan che si occupa di investigazioni private.

Il Natale è alle porte ma Nora ha un piccolo incidente. Mentre cerca di uscire di casa inciampa in un tappeto che le aveva regalato la figlia e si rompe una gamba. Viene ricoverata immediatamente in ospedale al reparto di chirurgia del Manhattan Hospital in attesa di essere operata. Intanto ha una grossa ingessatura che va dalla punta del piede fino sopra alla coscia. I piani di trascorrere il Natale fuori sono finiti miseramente e Luke decide che, dopo aver lavorato ad un funerale ed essere andato dal dentista, avrebbe dedicato il resto della giornata a cercare un albero per addobbare la casa.

Luke aveva pensato di affidare il funerale al suo socio Austin ma questa volta la storia era un po’ particolare e quindi doveva andare di persona. Il defunto invece di lasciare tutto il suo patrimonio al nipote aveva deciso di donarlo allo Stato-giardino d’America, una associazione che proteggeva la vegetazione. Proprio quando il deceduto era nella bara suo nipote per ripicca aveva infilato frammenti decomposti di piante e di terra nelle maniche dell’abito dello zio e Luke non voleva che questo parente rovinasse ancora qualcosa della cerimonia quindi voleva controllare.

Luke lascia quindi la figlia ad accudire la madre, chiama Rosita Gonzales, la sua autista e decide di affrontare tutti i suoi impegni. Rosita era alle loro dipendenze da molto tempo, era single ed aveva due bambini da accudire, due tesori che lei adorava ed aveva accettato quel lavoro da autista proprio per provvedere a loro. Ma purtroppo i piani di Luke vengono interrotti perché lui e Rosita vengono rapiti. Tutti e due conoscono i rapitori: uno è proprio il nipote del defunto e l’altro è un imbianchino che è stato cacciato da casa Reilly per aver fatto un cattivo lavoro…

‘’’COSA NE PENSO’’’

Non posso dire che il romanzo sia scritto male, non posso dire che i personaggi non siano caratterizzati bene e che la storia non regge ma posso dire che non mi ha entusiasmata nemmeno un po’. L’ho trovato davvero troppo banale, troppo scontato, niente di nuovo. Forse più leggo e più divento esigente ma questo libro, il linguaggio usato, i passaggi brevi, i dialoghi, poteva essere scritto anche da un ragazzino che ha appena finito le scuole medie. E forse lo avrebbe fatto sicuramente meglio. La collaborazione tra madre e figlia non ha dato buoni frutti anzi non vedevo l’ora di finirlo per poter incominciare una nuova lettura.

Non l’ho abbandonato solamente perché ero curiosa di come si sarebbe conclusa tutta la storia visto che i colpevoli si sapevano già dalle prime pagine ed anche il finale non mi ha colpita per niente. Mi sento davvero cattiva quando boccio una lettura, per me è come parlare male della mia migliore amica ma questa volta non potevo fare altrimenti. Non mi sento di consigliare L’APPUNTAMENTO MANCATO per tanti motivi: il primo è che è davvero un romanzo banale, manca un colpo di scena, i personaggi sono poco credibili e troppo sopra le righe e tutto sembra davvero troppo surreale anche per essere un romanzo giallo. Il secondo è che il linguaggio è davvero troppo semplice, troppo elementare anche per una come me che apprezza poco i paroloni o i racconti molto sofisticati. E l’ultimo è che esistono davvero tanti gialli meglio di questo e allora perché perdere tempo?

Forse sono stata un po’ troppo cattiva ma purtroppo questo è il mio modesto parere, il pensiero di una lettrice accanita. Spero di avervi aiutati nella scelta della vostra prossima lettura, un abbraccio Romina.

 

VIA RIPETTA 155 (CLARA SERENI)

‘’’PREMESSA’’’

Buon lunedì a tutti. Anche oggi sono qui come al solito per raccontarvi la mia ultima lettura. Questa volta il romanzo non l’ho scelto io ma mi è stato donato dagli amici con cui ho un fitto scambio di ebook. Appena ho letto il titolo e visto la copertina mi ha incuriosito moltissimo. Mi immaginavo una storia di persone che popolano il condominio di Via Ripetta al numero 155 e invece mi sono ritrovata in una specie di racconto basato sopratutto sulla politica e su come la vivevano i protagonisti nel 1968. Io non amo molto la politica in generale anche se quegli anni mi hanno sempre incuriosita molto, ma vengono citati nomi, fatti di cui io ignoravo totalmente l’esistenza senza spiegarli più di tanto e quindi le mie idee oggi sono ancora più confuse di prima. Non sopporto la politica anche se per parecchio tempo ho lavorato in un noto sindacato (non faccio nomi perché mi sono trovata talmente male da scappare a gambe levate) e forse è proprio per questo che non sopporto la politica. Tutto quello che immaginavo si riduceva a tu fai un favore a me che io lo ricambio appena posso, il partito dice così quindi tu non devi obiettare, sei obbligata a scioperare anche se non credi che questo possa cambiare qualcosa, insomma il tuo parere era pari a zero e tu dovevi solamente sottostare alle regole di chi aveva un grado più alto del tuo. Sono scappata a gambe levate ma ci ho impiegato parecchio a capirlo ed ora per me la politica è uguale a zero.

Quando ho iniziato a leggere Via Ripetta 155 non pensavo proprio che fosse un romanzo politico ma ormai mi aveva incuriosita e visto che non era troppo lungo ho deciso di portarlo fino alla fine. Il periodo narrato è tra il 1968 e il 1977 e quello che sembra più importante di tutta la narrazione sono le emozioni di chi era attivista in quegli anni e di chi invece ha solo subito. E’ stata dura soprattutto perché di quegli anni io conosco ben poco (nel 1968 non ero nemmeno nata) e, anche se Clara Sereni non è male nel raccontare io ho parecchia confusione in testa. E’ stato molto difficile per me capire una divisione di partiti che adesso non esiste più, entrare in un mondo dove la protagonista usava il ciclostile ed io non sapevo nemmeno cosa fosse, dove i valori erano molto diversi di quelli dei giorni nostri ed anche i problemi ovviamente, dove potevi fare tutto quello che volevi e a giudicarti c’era solo la tua famiglia se la volevi assecondare.

Questo è un mio pensiero personale perché sono stata così delusa dal sindacato dove lavoravo e dalla politica in generale che faccio fatica a capire come si potesse combattere così per ottenere qualcosa o anche solamente per combattere il potere. Forse ho deciso di finire questo romanzo per vedere se anche la protagonista alla fine sarebbe cambiata e forse ho anche fatto bene a leggerlo per questo… Adesso però vi accenno un po’ di trama anche se farò molta fatica in quanto si tratta di una specie di racconto autobiografico e quindi non voglio rovinare nulla a chi deciderà di leggerlo…

‘’’LA TRAMA’’’

Partiamo dall’anno 1968. Il padre di Chiara è Emilio Sereni che è stato un senatore, un ministro nei governi De Gasperi, un dirigente comunista, un antifascista, un ebreo ed uno scrittore bravissimo. Chiara ha diciannove anni ed è in continua lite con lui. Sceglie di non iscriversi al PCI e di restare sciolta da qualsiasi vincolo politico, è più interessata al nuovo invece che alle tradizioni familiari, si trucca e si veste in modo vistoso e torna spesso a casa tardi la sera. Chiara non era in grado di ribattere alle liti con suo padre perché lui era veramente bravo con le parole, il suo sapere la schiacciava ogni volta e aveva persino un po’ paura di lui.

Così con i pochi risparmi che ha decide di affittare una casa in Via Ripetta 155 a Roma fra Campo dei Fiori e piazza del Popolo, a cinque minuti da Piazza Navona dove la sera si incontrava con i compagni a discutere di tutto. La casa non era il massimo anzi era praticamente spoglia. Con qualche prestito e qualche acquisto ai mercatini dell’usato piano piano la sta sistemando ma per definirla casa ancora ne passerà del tempo. Ma è il suo nido, il suo posto sicuro, un luogo dove chiunque poteva fermarsi per qualche notte. Spesso non aveva nulla da mangiare, spesso il freddo era tremendo visto che non c’era nessun tipo di riscaldamento ma era comunque la sua casa e lei ne andava fiera.

Chiara non aveva un lavoro fisso, cercava di mantenersi come poteva. Faceva traduzioni, ogni tanto la baby sitter ma solamente se ne aveva davvero bisogno e poi collaborava come segretaria all’Anac, l’associazione dei cineasti. Chiara era impegnata in politica anche se non era iscritta a nessun partito e adorava cantare alle feste dell’Unità, adorava frequentare il Folkstudio dove si esibivano i fratelli Luigi e Francesco De Gregori e scriveva libri di fantascienza.

Chiara vive in gruppo come tutti in quel periodo e nel gruppo conosce Stefano. In un primo momento sembra quasi che non si sopportino ma poi tra loro nasce qualcosa. L’amore? Forse, anche perché Chiara non crede molto nella fedeltà, ma un sentimento che piano piano diventa più grande come sta crescendo anche lei. Non si sposano ma fanno una festa ugualmente per celebrare la loro unione con i regali come se fosse un vero e proprio matrimonio e quando Stefano le confessa di aver avuto una storia mentre sta con lei a Chiara la cosa colpisce…

‘’’IL MIO PARERE’’’

Ho parlato solo della protagonista di questo breve romanzo perché delle lotte sindacali non ci ho capito poi molto. Anch’io ho avuto genitori che in quegli anni seguivano la politica ed avevano anche pareri discordanti tra loro ma io mi sono sempre tenuta fuori. Non che non mi reputi all’altezza ma forse troppo presto ho capito che non faceva proprio per me. Ora non voglio intavolare una discussione sul mio pensiero ed è per questo forse che non volevo nemmeno commentare questo romanzo ma l’ho letto ed un mio parere va dato comunque. Forse un tempo valeva davvero qualcosa combattere contro le leggi desuete, proprio negli anni del romanzo è stata anche approvata la legge sul divorzio, ma ora credo che sia difficile far cambiare qualcosa.

Il mio lavoro è sempre quello anche se non lo faccio più per un sindacato ma vedo che è difficilissimo difendere i lavoratori, cercare di incastrare i loro diritti con i voleri di chi li assume e credo che andrà sempre peggio. Sono molto pessimista perché ci sto in mezzo tutto il giorno e non è affatto facile.

Ma torniamo al romanzo. Il linguaggio usato da Clara è semplice anche se sottintende tante cose è come se il lettore avesse vissuto quegli anni proprio come lei e purtroppo, se lo si legge oggi, è difficile da comprendere ma è un pezzo della nostra storia e quindi non si può accantonarlo senza aver prima provato a leggerlo. Consigliarlo? Questa volta lascio a voi la scelta. Se siete curiosi di sapere com’era la vita di una ragazza un po’ immischiata nella politica nel 1968 allora questo libro fa per voi altrimenti…fate a meno. Spero di avervi aiutati nella scelta della vostra prossima lettura. Un abbraccio Romina

LA COLONNA DI FUOCO (KEN FOLLETT)

‘’’INIZIAMO…’’’

Buon giovedì a tutti. Era da un po’ di tempo che non pubblicavo una mia opinione ma questa volta mi sono scelta un libro di quasi mille pagine da leggere e avevo in preventivo di impiegarci anche molto più tempo a terminarlo. Poi complice una bronchite che mi ha fatto stare a casa dal lavoro ieri e oggi, mi sono impegnata tanto e l’ho portato a termine. Non credevo che Ken Follett scrivesse ancora un romanzo legato a “I pilastri della terra” e al suo seguito che ho adorato dalla prima all’ultima parola e quando ho saputo che era uscito sono subito corsa in libreria per acquistarlo. Difficilmente mi succede una cosa del genere, spesso leggo romanzi datati perché escono in versione economica ma questa volta mi sono lasciata corrompere e ho speso ben ventisette euro per portarmelo a casa. Quasi una giornata di lavoro se ci penso col senno di poi ma per questo romanzo i miei risparmi li ho usati molto volentieri. Così ho accelerato la lettura del libro che stavo leggendo e l’ho preso subito in mano.

Solitamente quando finisco un romanzo difficilmente a distanza di tempo mi ricordo i personaggi che lo popolano, spesso se non mi colpisce più di tanto, mi dimentico anche la trama e addirittura alcune volte anche il titolo o lo scrittore ma quando leggo un libro di Ken Follett magicamente mi ritorna tutto alla mente sin dal primo che ha scritto e che riguarda tutte le vicende storiche tra il XII e il XVI secolo. Mi ricordo le vicende legate ad ogni singolo soggetto che popola le pagine, mi ricordo le loro descrizioni, i loro sentimenti e riprendere in mano questo seguito per me non è stato affatto difficoltoso visto che avevo tutto impresso nella mente. Ho letto che qualcuno prima di iniziarlo ha dato una rilettura sommaria ai precedenti ma io mi ricordavo quasi tutto e così l’ho iniziato senza nessuna paura di perdere qualche pezzo.

Anche questa volta si tratta di storia che non riguarda espressamente l’Italia ma per me è stato interessante comunque visto che questa materia per me a scuola era un vero tormento. Odiavo ricordare a memoria nomi e date e questo mi rendeva davvero difficile entrare in un argomento che ora, invece, mi piace tantissimo. Ma lo affronto in modo diverso ovviamente, leggendo. So che alcune parti che Follett tratta non sono originali ma frutto della sua immensa fantasia ma la storia è quella vera ed è quello che importa.

Il suo stile è inconfondibile, mai noioso anche se ci sono tante descrizioni di luoghi ed ambienti, Follett scrive magistralmente e questo non si può negare e in più è in grado di tenere sempre alta l’attenzione del lettore anche quando descrive un semplice abbigliamento di un personaggio. E’ vero nel romanzo ci sono davvero tanti personaggi e nomi da ricordare ma ognuno è caratterizzato talmente bene che è difficile dimenticare il nome o il suo ruolo nella narrazione. Forse questa volta ci sono più battaglie per la religione che fatti personali tra i personaggi ma è tutto molto interessante comunque. Come è interessante la sete di potere che è dentro ad ogni uomo che popola queste pagine, un potere spesso malsano che fa compiere atti riprovevoli e che non sempre è punita purtroppo.

Sarà davvero una grande impresa per me raccontarvi la trama di questo bellissimo romanzo perché è talmente piena di argomenti che ho paura di saltare qualche punto…quindi prendete il mio riassunto come un spunto per leggere LA COLONNA DI FUOCO ed io cercherò di fare del mio meglio per riassumere un po’ questo capolavoro della letteratura…

‘’’LA STORIA’’’

La vicenda inizia nel 1558 a gennaio e ci troviamo a Kingsbridge (la città è immaginaria ed è menzionata fin dal primo romanzo) in Inghilterra, Ned Willard torna a casa, oramai ha diciotto anni, ed è stato a Calais per un lungo periodo. L’unico pensiero di Ned è Margery. Ora ha quindici anni ed il suo amore per lei non è mai finito anche se ha provato a dimenticarla. E vuole coronare il sogno di stare finalmente con lei. Purtroppo però Margery, sebbene sia innamorata follemente di Ned, è stata promessa sposa ad un altro, un matrimonio combinato per garantire alla sua famiglia i Fizgerald il titolo nobiliare. I Fizgerald come i Willard erano semplici commercianti ma la sete di fama e potere non smette mai di mietere vittime. Ned è protestante mentre la famiglia di Margery è cattolica ed il visconte di Shiring, Bart, è considerato l’uomo perfetto per ottenere quello che la famiglia Fizgerald vuole. Ovviamente Margery non è d’accordo ma alla sua famiglia non importa nulla del parere di sua figlia soprattutto perché è una donna e lei accetta solo per la sua profonda devozione in Dio. Lui non vorrebbe mai che lei andasse contro suo padre.

Ned non può sopportare una cosa del genere e decide di lasciare ancora Kingsbridge ingaggiato da Sir William Cecil. Cecil è il consigliere della regina Elisabetta Tudor. Dopo essere stata incoronata si è trovata contro quasi tutta l’Europa. Il compito di Ned è quello di creare una rete di spionaggio incaricata di proteggere la regina dai numerosi attacchi dei nemici e quindi diventerà il primo uomo a far parte dei servizi segreti britannici.

Nel frattempo la lotta tra i cristiani ed i protestanti sta peggiorando e la Francia ha dichiarato guerra alla Spagna per il controllo del regno di Napoli e di altri stati della penisola italiana e l’Inghilterra si è schierata con la Spagna. La Francia con molta fatica riesce a riprendersi Calais ma non tutto quello che desiderava.

Pierre Aumande è un figlio illegittimo di una mungitrice con un influente appartenente alla famiglia Guisa. E’ un ragazzo che vuole essere accolto dai Guisa come portatore legittimo del cognome, una persona ambiziosa che non ha paura di nessuno pur di arrivare al suo scopo e si offre di ricercare i protestanti per segnalarli ai Guisa che li perseguiteranno quando lo riterranno opportuno. La sua investigazione sui luoghi che frequentano i protestanti, su dove fanno le loro funzioni, su dove diffondono la loro religione lo porterà a conoscere e a sposare una di loro Sylvie Palot che assieme alla sua famiglia ha un negozio di libri. Ma che sottobanco vende Bibbie a chi le richiede….

‘’’IL MIO PENSIERO’’’

Vi ho raccontato davvero poco di questa magnifica lettura e non ho accennato anche a diversi personaggi molto importanti ma, sinceramente, non volevo rovinare la sorpresa a chi avesse intenzione di leggerlo e poi non sapevo come far combinare il tutto in una narrazione scorrevole…purtroppo di Ken Follett ce n’è uno solo ed io non sono brava come lui. Spero di essere riuscita a spiegare almeno un po’ di cosa tratta questo romanzo però.

Dire che mi è piaciuto è poco, è avvincente, emozionante, ricco di colpi di scena, completo in tutto anche se alcune volte mi ha fatto un po’ arrabbiare tutto questo odio che regna tra la gente, un odio legato al potere, alla religione, alla voglia di arrivare sempre prima degli altri. Non è ambizione quella di cui sto parlando, per ambizione non si compiono atti così terribili ma sembra che qualche personaggio ci goda a vedere soffrire gli altri.

Solitamente mi lamento se in un romanzo ci sono molte descrizioni perché mi annoiano facilmente ma questa volta anche le descrizioni mi hanno aiutata a capire meglio l’epoca ed i motivi per i quali si svolge tutta la storia visto che per me era come una materia del tutto nuova. Insomma non posso che dire di essere entusiasta di questo romanzo e di consigliarne la lettura a tutti. Ovviamente sarebbe meglio partire dal primo della serie per avere un quadro completo. Credetemi anche se sono lunghissimi ne vale davvero la pena. Spero di avervi aiutati nella scelta della vostra prossima lettura. Un abbraccio Romina