PER DIECI MINUTI (CHIARA GAMBERALE)

‘’’PREMESSA’’’

Buon lunedì a tutti. Ho approfittato della mia prima giornata di ferie per dedicarmi alla lettura. E così da stamattina fino ad ora mi sono immersa in PER DIECI MINUTI di Chiara Gamberale e l’ho letto tutto d’un fiato. Molto spesso ho sentito parlare di questa scrittrice ma io l’ho sempre snobbata perché credevo che il genere di cui si occupa non mi potesse interessare. Poi due o tre settimane fa avevo veramente voglia di entrare in una libreria. Spesso lo faccio quando ho voglia di fare shopping sfrenato ma non trovo niente che mi piaccia. Beh in una libreria, per me, questo è impossibile e allora mi rifugio tra gli scaffali e inizio a cercare qualcosa che mi possa piacere. In mezzo alla sala c’era un tavolo con la scritta 2 libri €9,90. Alle offerte non si dice mai di no così il primo libro l’ho scelto immediatamente perché era un thriller che volevo assolutamente leggere. Per l’altro invece l’acquisto è stato molto difficile. Tra tantissimi titoli non ce n’era uno che mi ispirasse ma l’offerta non potevo lasciarmela scappare così ho notato questo libricino azzurro con una ragazza in copertina con la testa coperta da una nuvola e seduta su un’altra nuvola. Non ero proprio convintissima perché, come dicevo prima, l’autrice non mi era mai interessata più di tanto ma alla fine l’ho scelto.

Solo arrivata a casa ho letto la trama nel retro di copertina e mi ha talmente incuriosita che non ho atteso molto prima di iniziare. E adesso che l’ho terminato già mi manca. E’ un romanzo che si legge veramente in fretta, lo stile di Chiara è molto scorrevole, non si sofferma mai troppo su quello che dice ma ti fa riflettere quasi in ogni pagina. Anche se la situazione è davvero diversa, io non sono stata lasciata da mio marito e non ho problemi a riorganizzare la mia vita, il mio problema è sempre stato quello con il cibo. Una volta una dottoressa mi ha detto di fare uno sgarro alimentare tutti i giorni così da provare ad affievolire i miei sensi di colpa e la trama di PER DIECI MINUTI è più o meno la stessa cosa. Chiara ci è riuscita io sto ancora lottando giorno per giorno ma questa è un’altra storia e non voglio annoiarvi con i miei problemi.

La prima cosa che mi ha colpita è proprio il fatto che lei parla in prima persona, non so se la storia sia vera o inventata, ma il suo descriversi anche caratterialmente mi ha fatto capire che nemmeno una brava scrittrice può essere sicura di se al cento per cento, nemmeno se fai quello che più ti piace fare puoi ritenerti soddisfatta perché c’è sempre qualcosa che può andare male e destabilizzarti. E a volte l’aiuto per tutto lo trovi solamente non cercandolo troppo ma in una casualità, in un evento, in una persona che non conoscevi assolutamente bene ma che succede e basta e la tua vita cambia senza nemmeno che tu te ne accorga.

Adesso vi racconto un po’ di trama così da spiegarmi meglio anche se avrei ancora un sacco di cose da dire ma riguardano più me stessa che il romanzo ma il romanzo è riuscito a tirarmele fuori cosa che non credevo possibile potesse fare un libro scelto a caso solo perché dovevo comprarne due!!!

‘’’LA TRAMA’’’

Chiara ha sempre vissuto nella stessa casa di campagna, nella periferia di Roma, prima con i suoi genitori, poi con parecchi coinquilini per dividere le spese e infine con l’uomo che sarebbe diventato suo marito. Chiara è una scrittrice e da circa otto anni teneva anche una rubrica chiamata “Pranzi della domenica” che la portava per una settimana a pranzare con una famiglia ogni volta diversa, e a raccontare come era andata. Chiara non voleva abbandonare il suo paesino per trasferirsi a Roma in una casa per lei e suo marito con cui era sposata da ormai dieci anni ma per lui sembrava importante e così ha traslocato. Lasciando però metà dei suoi averi negli scatoloni, forse per credere che quella non era la sistemazione definitiva.

Poi il marito parte per un master a Dublino e il giorno prima di tornare, le telefona dicendo che non l’avrebbe fatto, aveva bisogno di una aspettativa sia dal lavoro che dal matrimonio e intendeva pensare un po’ da solo. Chiara non doveva preoccuparsi se non l’avesse nemmeno chiamata perché lui doveva decidere sul suo futuro. E il direttore del giornale dove scriveva la sua rubrica l’ha licenziata per lasciare il posto alla posta del cuore. Sfido chiunque a non essere destabilizzato da tutto questo. Chiara per i primi mesi non riesce a riprendersi, perde parecchio peso, non esce di casa, sembra che anche la sua ispirazione da scrittrice la stia abbandonando poi si reca dalla sua psicologa: la dottoressa T.

Certo un dottore non può risolvere i tuoi problemi anche se è uno psicologo sei tu in prima persona che devi aiutarlo ad aiutarti ma la dottoressa le consiglia una specie di gioco. Tutti i giorni per dieci minuti per un mese Chiara deve fare una cosa nuova, qualcosa che non ha mai fatto prima. Un po’ per uscire dai soliti schemi che la vita ti impone e un po’ per smettere di aver paura di essere sola al mondo. Chiara non ha nulla da perdere, ormai le sue certezze sono franate completamente e decide di provarci.

Così senza pensarci troppo ogni giorno dedica dieci minuti a qualcosa di nuovo. Lei che non è mai stata in grado di cucinare inizia a preparare dei pancake, i primi li brucia ma piano piano inizia ad ingranare, lei che ha sempre avuto il terrore del giudizio degli altri si ritrova a camminare di spalle per Roma, lei che non ha mai trascorso un Natale a casa ma sempre in viaggi all’estero con suo marito, organizza una fantastica festa per la Vigilia e invita 89 persone per il giorno dopo solo anche per fare un saluto, si mette a ballare hip hop con un video su You Tube, consegna il suo cellulare ad uno sconosciuto e fa mandare a lui dei messaggi a numeri casuali nella sua rubrica. Parla con sua madre e per la prima volta la ascolta veramente.

Ogni giorno una nuova sfida e ogni giorno Chiara impara qualcosa di nuovo di se stessa ma anche della gente che la circonda che non aveva mai considerato prima, inizia a conoscere i negozi vicino alla sua casa, ricomincia a scrivere e non la smette più, capisce quanto siano importanti i suoi amici e piano piano la sua esistenza migliora…

‘’’IL MIO PARERE’’’

Di questo romanzo mi ha colpita tutto ma una frase penso che me la terrò stretta: il meglio della vita sta in tutte quelle esperienze interessanti che ancora ci aspettano. Forse perché anche a me quei dieci minuti servirebbero veramente, forse perché mi ha colpita la storia ma credo che questo libro sia davvero bello e che non me lo dimenticherò mai. Lo stile semplice e scorrevole, il modo di prendersi in giro della scrittrice, i dubbi che attanagliano la maggior parte di noi sono tutti parte di queste pagine secondo me davvero indimenticabili.

Sono davvero triste che sia finito così in fretta ma sono felice perché ha lasciato qualcosa dentro di me che pochi libri riescono a fare…ed io che non volevo nemmeno acquistarlo… a volte è davvero incredibile ma io lo penso veramente: sono i libri che per caso ti scelgono e non tu che scegli loro. Lo so solo una lettrice sfegatata come me può pronunciare una frase simile ma io ci credo veramente e PER DIECI MINUTI ne è la prova. Credo che sia un romanzo che in un momento di tristezza o solamente per riflettere un po’ di più tutti dovrebbero leggere e sono felicissima di averlo fatto. Adesso mi sono scaricata tutta la biografia della Gamberale e credo che continuerò con la lettura dei suoi scritti. Mi piace il suo stile e mi piace come è riuscita a farmi pensare a tante cose e a farmi uscire una voglia di vivere che spesso in me è un po’ latente.

Questa volta mi sono davvero sbilanciata a parlare anche un po’ di me e un po’ me ne vergogno ma tanto non vedo chi mi legge quindi non diventerò rossa o timida questa opinione mi è servita anche come sfogo personale e a volte fa bene anche questo. Spero di avervi aiutati nella scelta della vostra prossima lettura. Un abbraccio Romina

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TAKEN (ERIN BOWMAN)

‘’’UN PO’ DI CHIACCHIERE’’’

Buon giovedì a tutti. Anche oggi sono qui per raccontarvi l’ultimo libro che ho finito di leggere stamattina prima di andare al lavoro. Ieri sera mi mancavano pochissime pagine ma mi si sono chiusi gli occhi prima del finale e così ho dovuto rimandare la conclusione del romanzo anche se, purtroppo, solo dopo averlo iniziato ed essermi documentata un po’ ho appreso che c’è un seguito. Io non amo assolutamente i libri a puntate, non mi piace dover essere obbligata ad acquistare un secondo romanzo per capire il primo, non sono costante in queste cose e così rischio sempre di rimanere sul più bello senza una fine. Fortunatamente questo libro è in versione ebook e mi è stato donato dagli amici con cui scambio le letture in questo formato. Magari tra i numerosi file che ho c’è anche il seguito e poi comunque Taken una fine ce l’ha anche se non proprio definitiva.

Sempre per lamentarmi un po’ nell’ebook in mio possesso non c’era la trama prima di iniziare il racconto e solo dopo un po’ ho capito che il genere trattato non era proprio di mio gradimento. Io leggo di tutto questo ormai dovreste averlo capito ma i fantasy, la fantascienza e tutto quello che non riesco a spiegarmi non mi piace moltissimo. Beh Taken è un romanzo distopico. Ma il modo di raccontare era molto semplice, i personaggi all’inizio mi sembravano simpatici e anche la vicenda non era male così ho continuato la lettura. E’ difficile trovare un romanzo che ti piace se non lo scegli personalmente e a volte anche le mie scelte non sono state delle migliori!! Ma questa volta devo essere sincera mi è piaciuto. Sin dalle prime pagine mi ha fatto nascere una curiosità abbastanza intensa da mettere da parte la mia repulsione per questo genere e proseguire. Ogni volta che si cambiava il capitolo avevo il terrore che si sarebbe rivelato una noia mortale e invece l’ho letto davvero in pochi giorni. Il linguaggio è davvero elementare ma le poche descrizioni e le molte vicende hanno reso tutto molto godibile.

Non ho cambiato idea sul genere che non apprezzerò mai credo ma nel calderone ogni tanto qualcosa di interessante e diverso dal solito si trova e questa volta la lettura mi ha soddisfatta anche se lo ritengo un libro più per adolescenti che per una quarantenne come me! Adesso vi racconto un po’ di trama così da spiegarmi meglio…

‘’’LA STORIA’’’

Claysoot non è il solito luogo dove vivere ma qualcosa di molto particolare, una misteriosa storia avvolge questo villaggio. Innanzi tutto si tratta di una piccola comunità isolata dal resto del mondo perché circondata da altissime mura. Qualcuno ha provato ad oltrepassarle ma il mattino seguente riappariva il suo cadavere bruciato vicino alle mura che aveva scavalcato. Gli abitanti che vivono lì sono in maggioranza donne e bambini, non ci sono uomini adulti a Claysoot , non esiste tecnologia, non esistono gli agi del resto del mondo si tratta di un paese rurale che vive di caccia e di scambi di merci. L’acqua non scarseggia mai e chi ci abita si arrangia con l’agricoltura per sopravvivere.

Quando i ragazzi compiono diciotto anni nel villaggio avviene il “sequestro”. Un terremoto sconvolge per qualche minuto tutto il terreno e una luce misteriosa fa scomparire il giovane di cui non rimane più nessuna traccia. Per questo tutta la società è organizzata in modo da sfruttare le risorse maschili solo in un determinato periodo.

Non esistono famiglie vere e proprie visto che gli uomini adulti non ci sono, la regola generale è che non sono permessi legami tra i due sessi ma esistono gli abbinamenti. A rotazione una ragazza viene affidata per un periodo di tempo determinato ad un ragazzo con il solo fine di procreare per non far morire la loro specie. Se la ragazza non rimane incinta si passa al ragazzo successivo. Se invece succede il ragazzo diventa padre prosegue comunque con gli abbinamenti nonostante questo.

Dopo avervi presentato il luogo ed il modo di vivere passo alla storia vera e propria. Gray e Blaine sono due fratelli. Blaine il giorno successivo compirà diciotto anni e quindi verrà sequestrato come previsto. Gray è sconvolto da questo anche se è nato sapendo che doveva succedere ma non vuole rassegnarsi a rimanere da solo visto che anche la madre è morta di malattia qualche anno prima. E non vuole abbandonare la sua vita visto che ha diciassette anni e che la stessa sorte toccherà a lui l’anno a venire.

Mentre fa un tuffo nel passato e riguarda le cose appartenute a sua madre, Gray fa una scoperta molto strana. In una pergamena riesce a capire che lui non era solo il fratello di Blaine ma era il suo gemello per cui anche lui avrebbe dovuto subire il sequestro lo stesso giorno ma qualcosa è andato diversamente dalle regole. Purtroppo la pergamena è stata tagliata e non c’è nulla dove si possa capire il motivo di questo. Gray così comincia a cercare la verità e la prima persona a cui si rivolge è Emma una bellissima ragazza figlia della dottoressa del paese di cui Gray è segretamente innamorato da tantissimo tempo ma per legge non può confessarle il suo amore.

Insieme iniziano ad indagare sempre di più e a conoscersi meglio, tra i due si instaura una specie di legame amoroso e insieme decidono di oltrepassare il muro per vedere se è lì che si nasconde la verità. Nonostante tutti non sopravvivano, loro vengono salvati da misteriosi individui e scopriranno che fuori c’è un mondo totalmente diverso dal loro, moderno e soprattutto fatto di tanti segreti e bugie…

‘’’IL MIO PARERE’’’

Anche se il mio riassunto è stato abbastanza lungo non ho spiegato poi molto del romanzo perché tutta la trama vera e propria si sviluppa quando i due protagonisti escono dal loro villaggio e, come al solito, non voglio rovinare la lettura a chi ha intenzione di iniziare Taken. La storia mi è piaciuta anche se ci sono alcune cose che vorrei comunque dire. Prima di tutto i personaggi non sono descritti così bene, sarebbe stato molto più bello se fossero stati caratterizzati meglio, soprattutto perché sono molto singolari e diversi uno dall’altro. La narrazione è semplice, lo stile anche, forse per questo lo ritengo un romanzo per adolescenti. Alcune scene, secondo il mio modesto parere, andavano descritte un po’ più dettagliatamente, secondo me la scrittrice ha dato tante cose per scontate quando non lo sono affatto.

Nonostante questo l’idea è buona, la trama originale e quindi non mi sento minimamente di bocciare questa narrazione anzi spero di trovare le altre due parti tra tutti i miei ebook. Forse per le persone un po’ più giovani di me potrebbe diventare indimenticabile ma io mi ritengo soddisfatta di questa lettura. Spero di avervi aiutati nella scelta della vostra prossima lettura. Un abbraccio Romina

TUTTA COLPA DI UN LIBRO (SHELLY KING)

‘’’PREMESSA’’’

Buon venerdì a tutti. Anche oggi sono qui per raccontarvi, come al solito, l’ultimo libro che ho finito di leggere questa mattina prima di recarmi al lavoro. Volevo assolutamente finirlo così ho puntato la sveglia quasi all’alba e non mi è dispiaciuto per niente averlo fatto. Ma andiamo con ordine. Sono una grandissima lettrice e su questo nessuno può obiettare, leggo qualsiasi cosa mi arrivi sotto il naso, la mia curiosità è davvero instancabile ma anch’io ho delle preferenze. Quando vedo un romanzo con la parola libri nel titolo non riesco a rinunciarvi. Così, il mese scorso, quando mi è arrivato il catalogo del Club degli Editori e ho visto il titolo TUTTA COLPA DI UN LIBRO non ho resistito. Non ho neppure sfogliato le altre pagine della rivista, ho preso la cartolina e ho scritto il mio ordine. Non so da dove arrivi questa mia passione per chi legge come me, forse per il fatto che mio marito la reputa una attività noiosa e sorpassata visto che può trovare tutti i riassunti su internet, forse perché le persone che frequento abitualmente non amano leggere e difficilmente posso fare con loro un discorso riguardante la mia ultima lettura, così quando vedo storie di persone che leggono non ne posso fare a meno e le acquisto a scatola chiusa.

Non avevo mai sentito parlare dell’autrice Shelly King e non avevo mai nemmeno sentito nominare il titolo di questo libro ma ero curiosissima di leggerlo e così non è rimasto molto nello scaffale dei libri ancora da iniziare, questa volta avevo voglia di entrare nel mondo che amo di più ossia quello della carta stampata. Se devo essere sincera le prime pagine non mi avevano colpita più di tanto. All’inizio ero un po’ delusa dalla mia scelta forse anche per colpa dell’impaginazione che il Club degli Editori aveva dato a questo romanzo. Tante parole scritte una di seguito all’altra senza andare a capo alla fine di un paragrafo, senza spazi, senza divisioni tra una vicenda e l’altra. Solitamente questo capita spesso con gli ebook ma mai con il romanzo di carta. Ed anche lo stile della scrittrice non mi aveva colpita molto positivamente. Un misto tra il comico ed il tragico con qualche punta di romanticismo sparsa qua e la. Insomma mi sembrava qualcosa non proprio curato al cento per cento.

Ma proseguendo la lettura non sono più riuscita a fermarmi. Allo stile ci si abitua se la scrittrice racconta qualcosa che ti tiene incollato alle pagine e sono quasi riuscita anche a farmi piacere la brutta impaginazione solamente per capire come sarebbe potuta concludersi questa strana ma bella vicenda. La vita di una ragazza che legge molto più di me e che dorme anche meno di me, come potevo non affezionarmi dopo 30 pagine? Lei come tutti gli altri personaggi sono un po’ surreali ma credo che un po’ di eccentricità si annidi dentro ognuno di noi anche se noi in effetti non ce ne accorgiamo. Di solito guardiamo i difetti e le manie degli altri senza renderci conto delle nostre nemmeno per un secondo.

Mi è dispiaciuto moltissimo quando ho chiuso l’ultima pagina perché questo romanzo è riuscito anche a farmi commuovere ed ultimamente sembra che niente riesca ad intenerirmi ma ieri pomeriggio una lacrimuccia mi è pure scesa e per questo devo ringraziarlo: a volte piangere fa bene per sfogare magari qualche sentimento represso che non ha voglia di uscire. E così tra una disavventura, tra una partita ai giochi di ruolo, tra una ricerca di lavoro e un’altra c’è anche tanto sentimento in questo libro. Adesso però vi racconto un po’ di trama così da incuriosirvi ancora e per convincervi a leggere TUTTA COLPA DI UN LIBRO.

‘’’TRAMA’’’

Maggie è una ragazza normale, non è sofisticata come la madre, e, anche se appartiene ad una famiglia molto benestante ha deciso di vivere la sua vita in modo indipendente. Dopo la laurea in lettere ha deciso di trasferirsi con il suo strano e stralunato migliore amico Dizzie nella Silicon Valley per entrare nel mondo dei computer e delle start up. Il suo primo lavoro da bibliotecaria l’aveva aiutata moltissimo ad avere una mente schematica e così ha fondato con Dizzie una società di software, un lavoro effettivamente molto diverso da quello per cui aveva studiato ma che riusciva a stimolare la sua mente e ad entusiasmarla per le nottate impegnate e per l’adrenalina che questo le provocava. Purtroppo però dopo i primi anni di successi anche nella Silicon Valley inizia una prima ondata di crisi e per la ArGoNet il suo posto di lavoro viene trasferito in India.

Da quel momento l’unico pensiero di Maggie è di riavere il suo lavoro, di trovare qualcosa con cui sopravvivere visto che il sussidio di disoccupazione stava quasi per terminare e non aveva intenzione di chiedere nessun aiuto alla famiglia. Dopo aver spedito tantissimi curriculum e non aver avuto nessuna risposta però il suo entusiasmo inizia a vacillare così inizia sempre più spesso a frequentare la Dragonfly, una libreria di libri usati, appartenente al suo vicino di casa nonché affittuario Hugo. Tutto il giorno lo trascorre lì dentro leggendo un libro dietro l’altro. Le piace immergersi nelle avventure romantiche di eroine a basso costo, romanzi che sai già come andranno a finire anche perché hanno quasi tutti la stessa trama ma che l’aiutano a non pensare troppo al suo stato di disoccupata senza nessuna prospettiva per il futuro. Le sue finanze stanno per finire ma non è questo a preoccuparla, lei ha voglia di immergersi in qualcosa di grande ma non ha il coraggio di affrontare nulla in questo momento. Anche la sua vita romantica è in una fase di stallo dopo l’abbandono del suo ultimo ragazzo che per lavoro si è trasferito molto lontano da lei quasi senza nemmeno salutarla.

Il suo amico Dizzie invece è sempre alla ricerca della fama, di qualcosa di grande da inventare ma cerca anche di trovare un nuovo lavoro in cui inserire Maggie per non vederla sempre su quella vecchia poltrona con un romanzo di cappa e spada in grembo. Un giorno la invita a prendere un caffè con lui perché ha qualcosa da proporle. Maggie deve assolutamente partecipare con lui ad un club del libro organizzato da Avi una donna molto influente che potrebbe in qualche modo aiutarla a riavere il suo vecchio lavoro. Il libro su cui si dovrà discutere è L’amante di Lady Chatterley in una particolare versione che Dizzie le regala e la obbliga a leggere. Maggie non ha mai amato molto questa lettura, se la ricorda ai tempi in cui andava al liceo e non è neppure sicura di voler partecipare a questo club che sembra esclusivo e dedicato solamente a persone un po’ snob dell’alta società. Il suo inconscio le fa perdere il romanzo che Dizzie le ha lasciato. Ma non vuole deludere il suo amico e così cerca alla Dragonfly una versione usata dello stesso romanzo, almeno leggendolo, potrebbe intrattenere qualche discorso sensato. La copertina è tutta rotta e all’intero i fogli fanno fatica a stare attaccati gli uni agli altri ma, quando Maggie inizia a scorrere le pagine, si imbatte in alcune scritte a penna ai margini delle pagine ed inizia a diventare curiosa. Abbandona la lettura principale e si dedica a queste… immediatamente si accorge che si tratta di una corrispondenza amorosa tra un uomo ed una donna, parole che lei ha solo immaginato di sentirsi dire da un ragazzo, un amore di altri tempi forse ma un amore grande.

Queste righe le rimangono impresse nella mente, i nomi dei protagonisti di questo dialogo amoroso non riescono ad uscirle dalla testa e non fa altro che pensare a come possa essere finita la storia senza sapere che tutto questo le cambierà la vita una volta per tutte…

‘’’IL MIO PARERE’’’

Non mi sono sbilanciata troppo nella trama anzi vi ho raccontato solamente le prime trenta o quaranta pagine, non vi ho descritto tutti i personaggi del romanzo che sono davvero insoliti ma che rimarranno sempre nel cuore di chi lo legge perché non voglio rovinare la sorpresa a chi deciderà di acquistarlo. Ma ognuno di loro mi ha lasciato davvero qualcosa e TUTTA COLPA DI UN LIBRO mi ha insegnato davvero tanto. A parte l’amore per i libri e la lettura che condivido pienamente con la protagonista mi ha aiutata a capire che tutto può cambiare da un momento all’altro e non sempre i cambiamenti sono negativi anche quelli che all’inizio sembrerebbero tali. Mi è piaciuto il personaggio di Maggie, non la solita ragazza per bene, non uno stereotipo di bellezza, ma una comune trentenne che beve brandy e non disdegna un sigaro quando qualcuno glielo offre. Una persona che crede poco nell’amore vero ma che non ha paura del sesso anzi le piace tantissimo, una persona in carne e ossa a cui è difficile non paragonarsi. Maggie ha paura di soffrire, ha paura di fallire, ha paura di non essere all’altezza ma ha degli amici che la aiutano, la rincuorano e sa come farsi volere bene anche con poco. Non è attenta alla linea e acquista i suoi abiti al mercatino dell’usato ma nonostante questo non si sente inferiore a nessuno.

Da quello che avrete potuto capire questa lettura mi è piaciuta davvero tanto. A volte ho fatto un po’ fatica quando si parla di software, dei raduni dei giovani nerd, dei giochi di ruolo che io non so neppure di cosa si tratti ad entrare nella narrazione ma tutto ha un suo filo logico ed alla fine ho amato questo romanzo come non mi capitava da parecchio tempo. Consigliarlo? Beh io direi di sì soprattutto a chi ama la lettura proprio come me e a chi non farebbe mai a meno di un bel libro con cui emozionarsi. Spero di avervi aiutati nella ricerca della vostra prossima lettura. Un abbraccio Romina.

L’UNDICESIMA ORA (JAMES PATTERSON E MAXIME PAETRO)

‘’’PREMESSA’’’

Buon lunedì a tutti. Anche oggi sono qui per raccontarvi l’ultimo libro che ho finito di leggere questa mattina prima di andare al lavoro. Mi piace prima della frenesia del mio impiego dedicare un po’ di tempo alle mie passioni anche se per questo mi costa svegliarmi sempre all’alba ma non è una fatica per me. Anche questo libro mi è stato donato dalla mia cerchia di amici che legge ebook proprio come me. Appena finito un romanzo lo mandiamo a tutti gli altri così si cerca di risparmiare un pochino e poi non devo prestare libri cartacei a nessuno cosa di cui sono gelosissima. E’ più forte di me quando leggo un libro cartaceo mi è difficile abbandonarlo a qualcun altro, forse è proprio per questo che non amo molto andare in biblioteca, mentre con gli ebook non succede la stessa cosa. Me li salvo nel computer ma nulla di più e ci ho anche pensato bene ma non riesco proprio a capire quale sia la ragione di questi due comportamenti totalmente differenti. Ma torniamo a L’undicesima ora. Quando ho aperto il file ero abbastanza felice di aver davanti un romanzo di James Patterson come scrittore principale. Ho letto tantissimi suoi libri e difficilmente mi ha delusa. Certo non lo ritengo uno dei migliori scrittori di thriller ma i suoi racconti sono sempre piacevoli, non manca mai la suspence e tutto è spiegato nel migliore dei modi. Uso una frase che ho letto nel web e che definisce molto bene i romanzi di James Patterson: onesto intrattenimento. C’è chi da un romanzo pretende molto, ogni libro deve essere indimenticabile mentre a me basta veramente trascorrere il tempo, capire quello che sto leggendo e non pensare ad altro.

L’undicesima ora fa parte della serie delle Donne del Club Omicidi. Non essendo una fan sfegatata di Patterson non li ho letti tutti ma qualcuno mi è passato tra le mani e mi ha sempre soddisfatta abbastanza. Mi piace quando le protagoniste di un romanzo, soprattutto poliziesco, sono donne anche perché solitamente ad indagare sono più spesso gli uomini e tutte e quattro queste ragazze mi sono davvero simpatiche perché tengono al loro lavoro ma riescono anche a conciliarlo con la vita privata che spesso non è così facile come si vorrebbe. Adesso vi presento le protagoniste e poi vi parlerò di cosa tratta il romanzo.

‘’’CHI SONO LE DONNE DEL CLUB OMICIDI’’’

La protagonista di questo quartetto è Lindsay Boxer una detective bionda e affascinante sempre in lotta per emergere in un mondo maschilista e pieno di pregiudizi quando vuoi fare un lavoro che sembra non proprio adatto al sesso femminile. Ma non si fa mettere i piedi in testa mai. Ha un cane, un border collie, da cui non si separa mai e adesso sta anche per avere un bambino. Accanto a lei troviamo la sua amica del cuore Claire Washborn che di professione fa il medico legale del distretto di San Francisco dove lavora Lindsay. Poi c’è il procuratore distrettuale Jill Bernhardt il cui ufficio è nello stesso stabile in cui si trovano quelli delle altre due. Infine troviamo Cindy Thomas una giornalista molto intelligente e volenterosa che a volte viene esclusa un po’ dalle indagini in quanto le altre non vogliono che alcune notizie vengano a galla ma se promette di stare zitta allora viene interpellata in tutti i casi. Quattro donne molto diverse tra loro che, se uniscono le loro forze, riescono a scovare parecchi cattivi e a risolvere casi che sembrerebbero davvero molto complicati.

‘’’LA TRAMA’’’

Lindsay Boxer finalmente aspetta un bambino ma non è intenzionata per questo a interrompere la sua attività lavorativa anzi questa volta le aspettano due casi abbastanza complicati che non hanno niente in comune e quindi doppio lavoro per lei e la sua squadra. Il primo caso tratta del ritrovamento di sette teste di donne sepolte nel giardino di una villa. La villa in questione appartiene ad una nota star di Hollywood già al centro dei riflettori perché sua moglie era scomparsa dieci anni prima e non avevano mai più ritrovato né lei e nemmeno il suo corpo. La cosa era abbastanza sospetta anche se la star di Hollywood era stata assolta da qualsiasi accusa riguardo alla moglie. La difficoltà più grande per il detective Lindsay e le sue collaboratrici del Club degli Omicidi è di dare un volto a quegli scheletri, di trovare i parenti a cui comunicare la perdita e di trovare il colpevole di questi efferati assassini.

Il secondo caso riguarda un assassino che ha deciso di sterminare tutti gli spacciatori che gli capitano a tiro usando però un’arma presa dal deposito di polizia dove vengono custodite le prove. Questo uomo è soprannominato dalla polizia Vendetta e Lindsay assieme alla sua squadra è quasi convinta che si tratti proprio di un poliziotto, uno di loro.

Sono due casi differenti in uno stesso romanzo che non sono legati tra di loro ma che vengono comunque sviluppati molto bene.

‘’’COSA NE PENSO’’’

Nonostante sul web non ho trovato pareri molto favorevoli a me questo romanzo è piaciuto molto. Non mi sono annoiata leggendolo nemmeno in una pagina e nel finale tutto viene spiegato nei minimi particolari. Sono stata soddisfatta da questa lettura perché il modo di narrare di Patterson mi è sempre piaciuto molto, il suo linguaggio e semplice, i personaggi sono caratterizzati molto bene e le trame abbastanza credibili per essere comunque dei thriller. Che poi forse thriller non è la parola giusta per definire L’undicesima ora ma è forse un po’ di più un romanzo poliziesco. Me ne mancano ancora tantissimi di questo autore da leggere ma piano piano proverò a trovarli tutti. So che per me Patterson è sempre una garanzia e un buon passatempo per distrarmi dai problemi giornalieri. Lo so che questa mia opinione è un po’ più stringata delle altre ma è sempre molto più difficile descrivere un giallo senza cadere negli spoiler e non è nel mio stile raccontare troppo altrimenti che sorpresa sarebbe per chi lo vuole leggere? Io mi sento di consigliare la lettura perché è poco impegnativa ma comunque interessante. Spero di avervi aiutati nella scelta della vostra prossima lettura. Un abbraccio Romina.

 

UN MATRIMONIO, UN FUNERALE, PER NON PARLARE DEL GATTO (FRANCESCO GUCCINI)

 

‘’’CHIACCHIERIAMO UN PO’’’’

 

Buongiorno e buon martedì a tutti. Anche oggi sono qui per raccontarvi l’ultimo libro che ho finito di leggere ieri pomeriggio mentre aspettavo che mio marito tornasse dal lavoro. Ci ho impiegato pochissimo tempo a leggerlo tutto in quanto si tratta di poco più di cento pagine e scritte anche a caratteri belli grandi. Devo confessarvi una cosa: quando l’ho acquistato mediante un ordine al Club degli Editori e l’ho pagato circa otto euro non mi aspettavo così poche paginette anzi ci sono rimasta parecchio male in quanto sono consapevole della velocità con cui leggo e mi sembravano davvero troppi soldi per trascorrere si e no due orette in compagnia di un romanzo. Ma ero curiosa di leggere qualcosa di Francesco Guccini e quindi mi sono fatta passare la rabbia e ho incominciato a leggerlo.

 

Non sono mai stata una grande fan di questo cantante, io ho sempre amato altri generi musicali ed anche lui non mi è mai stato tanto simpatico come persona quando vedevo i suoi interventi in televisione ma la scelta di questo libro lo devo ad un mio professore di quando facevo le superiori. Ne è passato di tempo da allora ma lui ed il suo metodo di insegnare non me lo dimenticherò mai. Facevo ragioneria (niente a che fare con la letteratura) ed ero in una classe di sole femmine. Quando al secondo anno arriva questo bellissimo uomo che non aveva più di trentacinque anni siamo rimaste tutte affascinate da lui e dal suo strano modo di farci capire le cose. Non aveva un metodo di insegnamento preciso, a seconda di come si svegliava al mattino, decideva se nella giornata ci saremmo dedicate alla letteratura, alla storia o alla poesia e quando si svegliava davvero male ci toccava pure il compito in classe a sorpresa.

 

Un giorno lo vedo entrare con un registratore e un contenitore per cassette musicali in mano. Non ci saluta nemmeno ma fa partire una canzone di Francesco Guccini. Al termine inizia a spiegarci che ovunque noi possiamo trovare la poesia e che non deve essere per forza in rima per poter essere apprezzata. Ci spiega che ci sono alcuni cantanti che scrivono canzoni che possono essere considerate delle vere e proprie poesie e che il suo preferito sotto questo punto di vista era proprio Francesco Guccini. Da una metallara come me ha ottenuto solo uno sguardo sbieco ma piano piano ho iniziato a capire. Non dico che ho iniziato ad apprezzare le canzoni di Guccini ma i testi quelli sì. Ed è per questo che ho scelto di acquistare questo libro.

 

Appena l’ho aperto però ho avuto subito un’altra delusione: chi mi legge da un po’ sa che io non amo i racconti. Mi piace entrare in empatia con i protagonisti del romanzo che sto leggendo, mi piace moltissimo assaporare la storia poco alla volta e con i racconti questo non è affatto possibile in quanto finiscono sempre troppo presto e spesso faccio anche fatica a comprenderne la morale. Ma nonostante questo gli otto euro erano stati spesi e dovevo iniziarlo comunque… Non ci crederete mai ma mi è piaciuto davvero tanto. Ogni racconto è totalmente diverso dall’altro anche se hanno tutti la medesima collocazione temporale e ci fanno conoscere aneddoti, situazioni e incontri nella vita dell’autore e delle persone che ha conosciuto. Si parla di un tempo che ormai non c’è più e a volte le storie mi sembravano quelle che mi raccontava la mia mamma della sua giovinezza, di come era difficile vivere in confronto ad oggi ma anche che bastava veramente poco per essere felici.

 

In questa mia opinione però non vi descriverò ogni singolo racconto anche perché alcuni sono davvero di poche pagine e rischierei di raccontarveli per intero e a me non piace svelare troppo su quello che ho letto altrimenti perché altre persone dovrebbero leggerlo? Ho deciso di fare solo una piccola presentazione così da farvi capire meglio tutto quello che vi ho raccontato fino ad ora.

 

‘’’UNA PICCOLA PRESENTAZIONE’’’

Il romanzo parte con la descrizione delle fotografie. Ora chi le stampa più le foto, basta un computer per poterle visualizzare, un telefono per imprimere le immagini e spesso si dimenticano di anche di averle scattate ma un tempo le foto erano quasi un rituale, a volte erano un privilegio che una persona in un anno poteva permettersi una volta o due ma sembravano quasi parlare delle persone che sono passate, che ci sono state e che non vanno mai dimenticate.

 

Dopo questa piccola introduzione si passa ad un matrimonio tra due ragazzi che abitavano in paesi distanti tra loro ma a quell’epoca l’unico mezzo di trasporto erano i piedi dei partecipanti. E così il matrimonio si trasforma in una camminata tra i boschi, tra i prati, tra le strettoie e le scorciatoie che adesso non ci sono più, un mezzo per conversare con chi ti sta di fianco anche se non lo conosci affatto. Dopo la celebrazione in chiesta tutti gli invitati si spostavano nel paese della sposa per il mitico pranzo di nozze. Questa era l’occasione per abbuffarsi a più non posso, per godere davvero del piacere del cibo, per mangiare alcune cose che oggi vengono considerate quasi comuni, scontate o addirittura demodè. Finito il banchetto a casa della sposa tutti i festeggiamenti e i balli proseguivano a casa dello sposo e lì si ricominciava a mangiare.

 

Si passa ad un funerale dove gli uomini sono tutti fuori dalla chiesa ad aspettare la bara mentre le donne sono tutte dentro a pregare per la persona defunta. Scorrendo le pagine possiamo incontrare delle signore che sono in grado di mettere il malocchio e altre che lo sanno togliere con il rito (e qui me lo ricordo anch’io quando ero una bimbetta) dell’acqua e dell’olio, gatti che ritornano dopo la loro morte, nonni che escono dai cimiteri sotto forma di fantasmi per vedere come il mondo è cambiato da quando erano giovani loro, un uomo che era convinto di poter regger il cielo e una banda di ragazzi che assapora la vita.

 

Tante piccole perle di saggezza in poche righe che fanno davvero riflettere su cosa era il passato e su quello che è la nostra vita attuale, sui nostri privilegi che non apprezziamo e su quello che apprezzavano in passato anche se non possedevano poi molto.

 

‘’’IL MIO PARERE’’’

Ed eccomi giunta alle conclusioni. Devo dire che nonostante Francesco Guccini mi rimanga antipatico questa raccolta di racconti mi ha davvero colpita. Forse perché la mia mamma non c’è più e a me piaceva tantissimo stare ore ad ascoltare i suoi racconti di quando era ragazza, forse perché da piccolina adoravo sedermi in mezzo alle persone anziane dove abitavo e sentirle narrare le loro storie, forse perché credo che oggi apprezzo davvero poco tutto quello che ho perché lo ritengo scontato quando questo non lo è affatto.

 

Assieme a Francesco Guccini sono ritornata indietro nel tempo e mi è piaciuto questo viaggio. Certo alcune cose mi hanno fatto sorridere e altre mi hanno rattristata ma è proprio questo il senso di questa lettura un po’ dolce e un po’ amara. Non credevo di apprezzare tanto dei piccoli racconti e sono stupita per questo soprattutto perché sono davvero reali. Credo di consigliare davvero questo romanzo sia a quelli della mia età ma anche ai giovani di oggi per far loro capire che un tempo le cose erano molto diverse ma non per questo non erano da apprezzare.

Spero di avervi aiutati nella scelta della vostra prossima lettura. Un abbraccio Romina

L’ENIGMISTA (JOHN VERDON)

‘’’PREMESSA’’’

Buona domenica a tutti. Anche oggi sono qui, come al solito, per raccontarvi l’ultimo libro che ho appena finito di leggere. Vi svelerò un segreto: fino ad una quindicina di anni fa i thriller, i gialli e tutto quello che può impressionare lo evitavo accuratamente sia nelle letture che al cinema o in televisione. Poi, con mio marito, ho acquistato una videoteca (che non ho più da parecchio tempo) e la curiosità ha preso il sopravvento così ho deciso di vedere il mio primo film “pauroso” ed è stato Saw l’enigmista. Mi è talmente piaciuto che non ho più smesso di guardare questo genere di film, ho cambiato gusti in caso di letture e ho vinto le mie paure.

Quando tra i file di libri da leggere con l’e-reader ho visto che c’era il titolo l’Enigmista pensavo davvero che fosse il film che tanto mi è piaciuto così l’ho copiato subito sul mio Kobo e non ho aspettato nemmeno un minuto prima di iniziarlo. Già dal primo capitolo ho capito che non era quella la trama ma il modo di scrivere di John Verdon mi è piaciuto subito e la trama mi sembrava davvero originale. Questa volta i miei amici mi hanno passato davvero una bella lettura.

Per una amante dei thriller come me è e per una lettrice assidua quale sono è difficile trovare qualcosa di originale dopo averne letti davvero tanti ma questa volta l’inizio mi aveva davvero sorpresa ed ero molto curiosa di come si sarebbe svolta la vicenda. Poi da qualcosa di molto misterioso e difficile da risolvere la tensione è scesa ed il finale mi è sembrato un po’ troppo banale al confronto dell’inizio, le indagini un po’ troppo superficiali e la scoperta del colpevole è stata più un caso che una vera e propria ricerca ma non posso dire che non sia un buon romanzo.

Ho notato anche un po’ troppe ripetizioni che hanno reso la lettura un po’ più pesante e hanno abbassato il livello di tensione che in un thriller dovrebbe sempre essere altissima ma comunque non manca nulla: il poliziotto con problemi irrisolti, la prima vittima molto sopra le righe, il procuratore distrettuale che vuole risolvere il caso nel più breve tempo possibile e il mistero davvero diverso dai soliti. Insomma tanti pregi e qualche difetto ma come ripeto io per i thriller sono diventata davvero troppo selettiva!! Adesso vi racconto un po’ la trama così da invogliarvi a leggere L’enigmista…

‘’’LA TRAMA’’’

Dave Gurney ormai è in pensione. Era un bravissimo detective della polizia di New York. Con il suo aiuto moltissimi serial killer erano stati arrestati e lui era diventato quasi un mito nel suo lavoro. Purtroppo la morte di suo figlio piccolo avvenuta parecchi anni prima a causa di una sua distrazione non riesce a smettere di tormentarlo ed è per questo che si sente in dovere di arrestare i cattivi. Gurney ha 47 anni non era ancora l’età per un pensionamento ma è sua moglie che ha insistito parecchio per farlo finire di lavorare e insieme si sono trasferiti in un piccolo paesino delle Catskill.

Ora, per trascorrere le sue giornate, si occupa di modificare i ritratti dei serial killer e mostrare a tutti il lato più terribile della loro personalità, anche questo la moglie non apprezza moltissimo ma chiude un occhio perché sa quanto lui ci tenga e quanto lo aiuti a rilassarsi e a passare il tempo.

Un giorno come tanti Dave viene contattato da un suo vecchio compagno di scuola: Mark Mellery. Ai tempi andati non erano grandi amici, anzi a Dave non piaceva per niente la vita sregolata che Mark conduceva, spesso era ubriaco e questo gli ha procurato anche parecchi problemi. Mark è terrorizzato: qualcuno gli ha lasciato una lettera scritta in modo impeccabile in rima con un inchiostro rosso con una specie di gioco. Mark doveva pensare ad un numero a caso da uno a mille e aprire un’altra busta che conteneva il numero che lui aveva pensato. Il numero era proprio quello.

Mark invecchiando aveva capito gli errori fatti in gioventù ed ora conduceva una specie di villa dove aiutava le persone a purificare il loro spirito e a credere in se stessi. Era diventato molto ricco con questo lavoro ma lui teneva troppo alla sua posizione e a quello che faceva per chiamare la polizia direttamente. Non poteva fare entrare degli agenti nella villa avrebbero sicuramente preoccupato gli ospiti che pagavano profumatamente quel soggiorno e che credevano nella loro guarigione dai mali della vita moderna. Per questo ha chiesto aiuto a Dave.

Dave decide di accettare il caso perché sembra davvero strano e difficile da risolvere. Oltre alla macabra poesia il mittente della lettera si è anche firmato con uno strano nome difficilmente il suo che ricorda un nome mitologico greco. Dopo aver ricevuto altre due lettere sempre più strane e sempre dalla stessa persona Mark Mellery viene assassinato.

La polizia nota subito che aveva fatto un po’ di telefonate a Dave e così lo chiamano per chiedere cosa potesse volere Mark da lui. Dave gli spiega tutta la situazione e viene ingaggiato come consulente esterno per aiutare le indagini. Sulla scena del delitto però non ci sono prove che l’assassino possa essere un serial killer anche se sembra che abbia un certo odio verso le forze dell’ordine.

E’ difficile capire come Dave possa avere delle intuizioni così importanti rispetto a tutti gli agenti che stanno seguendo il caso ma lui sembra essere sempre davanti a loro e sembra avere alcune soluzioni che potrebbero portare alla risoluzione dell’omicidio. Così decide di andare a parlare con il proprietario di un hotel un po’ più lontano dalla villa dove abitava Mark e scopre che la sera dell’omicidio erano presenti una coppia molto particolare che diceva di fare birdwatching quando non era proprio il periodo adatto per vedere uccelli volare. Ma anche questa volta nessuno riesce a tirare le somme e a capire qualcosa in più.

Poi Dave riceve una telefonata da un detective del Bronx che dice di avere un caso simile al suo sul quale indagare e da un singolo omicidio il caso si complica…

‘’’IL MIO MODESTO PARERE…’’’

Come ho detto prima le prime pagine mi hanno incuriosita tantissimo: un omicida che sembra conoscere i segreti ed i pensieri delle sue vittime senza mai averle nemmeno incontrate, un uomo che indovina i numeri che pensano gli altri, ha risvegliato la detective mancata che c’è in me. Le lettere scritte con dei versi che terrorizzano chi li legge mi hanno colpita molto..

“ Ciò che hai preso restituirai quando ciò che hai dato avrai”

Questa frase mi aveva davvero reso interessante la lettura soprattutto perché lo scrittore porta il lettore a ragionare con lui attraverso una serie di indizi che da sola non avrei mai capito anche se di thriller ne ho letti davvero tanti. Però in alcuni punti ho trovato la narrazione un po’ ripetitiva soprattutto all’inizio mentre la parte finale, secondo il mio modesto parere, poteva essere più dettagliata.

Si è arrivati all’individuazione dell’assassino quasi per caso e questo mi ha fatto un po’ arrabbiare ma forse non c’era altro modo per finire un libro dalla trama così particolare. Non ci sono scene raccapriccianti ma la tensione non cala comunque ed anche le descrizioni dei luoghi non sono così pesanti da togliere il mistero al racconto.

Mi è piaciuto abbastanza, l’idea iniziale è davvero originale e forse per questo mi aspettavo di più dal finale ma comunque tutto viene spiegato e quindi sono soddisfatta di averlo letto. Lo consiglio a tutti gli amanti dei misteri. Spero di avervi aiutati nella scelta della vostra prossima lettura. Un abbraccio Romina.

L’OCCHIO DELL’INFERNO (JAMES ROLLINS)

‘’’CHIACCHIERIAMO…’’’

Buon lunedì a tutti. Anche oggi sono qui, come al solito, per cercare di raccontarvi la mia ultima lettura. Ho precisato cercare perché ho fatto veramente fatica a stare dietro a questo libro e alle sue avventure. Ma andiamo con ordine. Sono abbonata al Club degli Editori e, spesso, quando acquisto un romanzo me ne mandano uno in omaggio. Ovviamente il regalo non lo posso scegliere ma sono comunque felice di ricevere un libro in più rispetto a quello ordinato tanto io leggo di tutto. La mia curiosità è infinita e non ho mai rifiutato una lettura senza prima averla almeno iniziata. Non sono una grande estimatrice dei romanzi di avventura e so benissimo che James Rollins invece è un esperto del genere e infatti L’occhio dell’inferno è rimasto per parecchio tempo nella scatola con tutti i volumi ancora da leggere. Ormai era quasi impolverato e ogni volta che lo prendevo in mano lo rimettevo al suo posto. Poi non so che cosa mi ha spinto ma l’ho aperto dalla confezione e ho iniziato a leggerlo…

Che fatica immane io non me ne intendo molto di storia anzi a scuola era una delle materie più ostiche per me quindi quando ho iniziato a leggere di Attila, di Gengis Khan e soprattutto dell’energia oscura e della fisica quantistica mi sarei data un bel pugno in testa per la scelta della mia lettura ma ormai avevo già superato le cento pagine e non aveva senso lasciare il mio compito incompiuto così ho continuato. In più, girando nel web, avevo notato che chi l’aveva letto gli aveva dato dalle tre alle cinque stelline come valutazione e quindi la mia speranza era di sorpassare quello che non capivo più di tanto e di trovare qualcosa di interessante proseguendo la lettura.

James Rollins scrive davvero bene ma credo che questo sia l’ultimo suo romanzo che leggo. I suoi personaggi sono delineati alla meraviglia anche se nessuno di essi potrei mai incontrarlo nella mia vita reale, sono tutti esperti in combattimenti, scienziati con menti eccelse e addirittura uno di loro si è fatto impiantare delle dita magnetiche cosa che non credevo possibile ma, visto la mia curiosità ho cercato di capire che cosa fossero ed esistono anche quelle tra i biohacker. Insomma tutto troppo fuori dalla mia portata, troppo lontano dalle mie conoscenze e troppo complicato per i miei gusti. Anche nella parte finale dove vengono spiegate le verità e le finzioni di tutta la narrazione ci ho capito ben poco.

Forse il fatto che io sia una femmina, forse il fatto che non sia proprio tecnologica e non interessata a questo genere di cose mi ha fatto davvero faticare ad arrivare alla fine del romanzo e adesso credo che faticherò ancora di più a raccontarvi la trama visto che è anch’essa complicata come del resto tutto il romanzo…

‘’’TENTATIVO DI TRAMA…’’’

Nel 452 d.C Attila si preparava a saccheggiare Roma quando papa Leone Magno uscì a cavallo dalle mura della città per incontrarlo e dissuaderlo dal suo intento. Una ipotesi di questa ritirata è la superstizione di Attila che il papa ha alimentato riguardo la “maledizione di Alarico”. L’anno dopo Attila morì a causa di una emorragia nasale durante la prima notte di nozze con la sua giovane principessa Ildiko. Si racconta che la sua salma sia stata tumulata in una tripla bara di ferro, poi di argento e infine di oro insieme con quasi tutti i tesori che aveva accumulato.

E questa è una specie di premessa per arrivare ai giorni d’oggi in California dove è stato progettato un satellite veramente eccezionale in grado di studiare e neutralizzare la materia oscura (e io ancora non ho capito cosa sia ma andiamo avanti lo stesso) il tutto senza che il Dipartimento della Difesa ne sia a conoscenza. Ma attraverso questo satellite Painter Crowe il direttore della Sigma Force, non vede immagini che mostrano asteroidi o buchi neri. Vede immagini che mostrano quasi un inferno sulla terra. Viene anche interpellata una studiosa Jada e anche lei afferma che ci sarà un disastro sul nostro pianeta dove poche persone riusciranno ad uscirne vive.

La narrazione continua a complicarsi e ci troviamo a Roma. Monsignor Veroni un agente dei servizi segreti vaticani riceve un pacco molto strano. E’ il mittente che lo mette in guardia…chi l’ha mandato è un archeologo di nome Josip Tarasco, un uomo che da dieci anni a questa parte non da più notizie di se e per questo era stato considerato morto in una delle sue tante missioni. Il pacco contiene un teschio ed un volume molto particolare. Solo dopo alcune verifiche si viene a sapere che la copertina del libro è stata costruita con pelle umana. A parte l’aspetto macabro del regalo quello che fa davvero preoccupare il Monsignor è il biglietto di accompagnamento al pacco ovvero una disperata richiesta di aiuto.

Poche ore dopo questo regalo inaspettato qualcuno cerca di uccidere il Monsignor facendo saltare in aria il suo appartamento. Veroni non è più quello di un tempo in più soffre di un tumore al pancreas allo stadio terminale ma vuole comunque concludere la sua vita con delle risposte e soprattutto vuole sapere se veramente il suo amico Josip è ancora vivo. Così chiede aiuto ad uno dei pochi uomini di cui si può fidare ciecamente: Painter Crowe. Così Veroni e sua nipote Sara e la squadra di Crowe decidono di andare in missione e di cercare Josip anche perché forse la fine del mondo che Painter ha visto è legata al tesoro che ha ricevuto il Monsignor… Il segreto che dovranno risolvere è molto complicato e l’enigma che li aspetta è qualcosa di segreto da tanti tanti millenni…

‘’’IL MIO PARERE…’’’

Solitamente le opinioni sui libri mi escono in pochi minuti mentre sono quasi due ore che cerco di racimolare le mie idee e di imbastire una trama capibile per chi mi legge. Che fatica arrivare alla fine soprattutto perché si parla di cose che io ignoro completamente. Non posso dire che il romanzo sia brutto per chi si intende di tutto questo ma per una ignorante come me non ha significato proprio nulla. Certo alla fine i buoni vincono sempre anche se qualcuno si perde per strada, certo il mondo è salvo come sempre e la catastrofe è stata scampata ma che noia paurosa. Poco più di quattrocento pagine e ci ho impiegato quasi otto giorni per finirlo perché non mi veniva la voglia di leggerlo. O meglio, iniziavo la lettura e poi faticavo ad andare avanti sempre di più.

James Rollins è bravo nelle descrizioni dei personaggi, in quelle dei luoghi e la suspence non manca mai ma l’argomento per me era così fuori dalla mia portata che mi ha annoiata tantissimo. Forse se avesse accennato a qualche spiegazione in più, forse se avesse descritto meglio alcune cose magari sarei riuscita a entrare di più nell’argomento ma così è stata davvero dura. I personaggi li conoscevo già avendo letto altri suoi libri e mi stupisco di ricordarmi pure tutti i nomi ma è proprio la storia che non mi ha catturata.

Consigliarlo? Forse a chi è un po’ esperto in queste materie potrebbe piacere molto ma io non mi sento assolutamente di farlo. Una cosa però l’ho capita….i romanzi di avventura di questo genere non fanno proprio per me e la prossima volta che riceverò in regalo un libro di Rollins non lo scarto nemmeno ma lo regalo anch’io!!! Spero di avervi aiutati nella scelta della vostra prossima lettura. Un abbraccio Romina