La ragazza con l’orecchino di perla (Tracy Chevalier)

PREMESSA

Buon pomeriggio a tutti. Anche oggi sono qui per raccontarvi l’ultimo libro che ho appena finito di leggere. Questo romanzo non l’ho acquistato personalmente infatti l’ho letto in formato ebook e mi è arrivato tramite lo scambio di libri che faccio con alcuni amici. Quando l’ho visto nell’elenco ero davvero indecisa se leggerlo o meno. Anche quando è uscito e tutti ne parlavano molto bene io non mi ero mai fatta tentare dal comperarlo. Ero quasi sicura che non mi sarebbe piaciuto anche se non sapevo nemmeno di cosa trattasse. E non parliamo del film…anche quello l’ho accuratamente evitato ma non riesco a spiegarmi il motivo. Difficilmente io mi lascio influenzare dai giudizi altrui, spesso, vista la mia innata curiosità, devo metterci il naso per valutare le cose ma avevo proprio accantonato l’idea di leggere LA RAGAZZA CON L’ORECCHINO DI PERLE, pensavo che non facesse proprio per me.

Chi mi legge sa molto bene che prediligo i thriller, i gialli, la suspence e che le descrizioni e i racconti molto lenti mi innervosiscono molto ma piano piano sto imparando a conoscere anche altri generi ed è forse per questo motivo che ho deciso di aprire il file e di dedicarmi alla lettura. Se non mi fosse piaciuto nelle prime trenta pagine non avrei avuto nessuna remora nel cancellarlo definitivamente. Anche perché si tratta di un libro abbastanza corto quindi al massimo avrei buttato via tre o quattro ore.

La cosa che mi fermava di più era l’ambientazione. Da qualche parte avevo letto che era un romanzo datato nel XVII secolo. Quando a scuola mi hanno quasi imposto di leggere qualche classico ho avuto come una specie di repulsione per tutto quello che non è narrato ai giorni nostri o quasi. Mi annoiavo a morte a leggere i pensieri dei protagonisti, i loro dialoghi monotoni, le loro poche azioni e da quando ho smesso di andare a scuola difficilmente prendo in mano un romanzo che riguarda tempi passati a meno che a scriverlo non sia Ken Follett ovviamente.

Ma ho voluto provare nonostante tutto e ho fatto davvero bene. Lo stile di questa scrittrice mi ha colpita subito, mi ha incuriosito ogni sua parola, il suo modo di raccontare elegante senza troppi giri di parole, e non ho più smesso. In tre giorni tra lavoro e impegni vari sono riuscita a finirlo e non vedevo l’ora di avere un po’ di tempo per dedicarlo a questo romanzo. Che di thriller e di suspence non ha nulla ma non posso dire che non sia scritto veramente bene. Adesso vi accenno un po’ di trama anche se credo che quasi tutti sappiano di che cosa si tratta…a parte me ovviamente…

LA STORIA

Ci troviamo a Delft nel quartiere protestante nel XVII secolo. Griet è una sedicenne figlia di genitori non proprio benestanti che è in cucina e sta tagliando le verdure. Il suo modo di sistemarle è alquanto strano: le mette tutte in cerchio e le divide per colore, per ogni sfumatura di ogni colore. Suo padre è sempre stato un decoratore di piastrelle ma purtroppo, a causa di un incidente sul lavoro, ha perso la vista ed ora è difficoltoso mantenere la famiglia che si compone di altri due figli. A parlare con lui Griet sente delle voci a lei sconosciute. Guarda meglio e vede una coppia: un uomo misterioso dai lunghi capelli neri e dagli occhi intensi e da una donna bionda molto altezzosa che sembra anche molto nervosa. Si tratta del pittore Jan Vermeer e di sua moglie Catharina, due persone molto influenti e all’apparenza anche molto ricche. L’uomo sembra provare una certa curiosità per Griet e il suo strano modo di sistemare le verdure per il minestrone.

Visto i problemi di denaro la madre di Griet la informa immediatamente che dal giorno successivo andrà a prestare servizio come fantesca a casa dei Vermeer nel Quartiere dei Papisti (dove all’epoca risiedevano tutti i cattolici della città) e che potrà ritornare a casa solamente la domenica. La stessa sorte è toccata anche al fratello di Griet, Frans che dovrà abbandonare la casa paterna per iniziare a fare l’apprendista nella fabbrica di ceramiche dove lavorava il padre.

Griet non ha mai fatto nulla di simile, anche se sua madre le ha sempre insegnato come fare bene tutte le faccende di casa, ma oltre alle normali mansioni di una cameriera avrà anche un altro compito: quello di pulire l’atelier del pittore. Griet era stata scelta proprio perché era in grado di pulire benissimo una stanza senza spostare nulla e rimettendo tutto in ordine esattamente come l’aveva trovata. Lei era abile in questo visto la cecità del padre ma, ovviamente, il privilegio dello studio di Vermeer aveva creato subito invidia in Tanneke la fedele governante sempre presente e cameriera personale della moglie dell’artista.

Durante lo svolgimento dei suoi compiti Griet incontra Pieter il figlio del macellaio di fiducia dove i Vermeer vanno sempre a prendere la carne e il ragazzo inizierà a farle una corte serrata. La vita da fantesca è difficile e dura ma piano piano Griet inizia ad adattarsi e a conoscere anche le dinamiche e gli equilibri che sono presenti tra tutte le persone che abitano nella grande casa. Con la sua semplicità e il suo modo di fare Griet riesce a conquistare la fiducia di Vermeer ma non solo: tra i due sembra crearsi una specie di complicità tanto che lui le chiede di preparare i colori che usa per dipingere e di andare anche dallo speziale per prendere tutto l’occorrente. Questo ovviamente deve farlo in segreto per non infastidire Catharina la moglie e non creare brutti pensieri.

Purtroppo la bellezza di Griet ed i suoi meravigliosi occhi non passano inosservati ad uno dei clienti più importanti di Vermeer che gli commissiona due quadri. Uno molto elaborato e un ritratto di Griet. Il suo intento ovviamente è quello di sedurla ma Griet non si lascia andare a queste cose anche perché nel suo cuore c’è solamente un posto ed è già occupato…

IL MIO PARERE

Non riesco ancora a credere che questo romanzo mi sia piaciuto così tanto. E’ la storia di un amore platonico quasi irreale tra una diciassettenne ed un uomo famoso, è la storia di occhiate furtive, di frasi non dette, di gesti che nascondo altro. Fino a tre giorni fa se qualcuno mi avesse raccontato la trama di questo libro mi sarei quasi messa a ridere, di certo non l’avrei nemmeno iniziato. Ma il mio essere all’oscuro della trama mi ha fatto apprezzare qualcosa di totalmente fuori dai miei canoni.

Non dico che i miei gusti siano cambiati ma a volte è bello anche scoprire cose nuove e forse questo mi ha fatto davvero amare questo romanzo. Mi è piaciuto il modo di raccontare di questa scrittrice di cui ignoravo completamente l’esistenza, l’eleganza nel descrivere anche le situazioni più banali senza mai ripetersi, senza mai diventare pesante. Il gioco d’amore tra questi due personaggi così diversi tra loro ma così simili sotto certi punti di vista, un gioco che non arriva mai alla conclusione vera e propria ma che affascina molto.

Con nemmeno duecento pagine questo romanzo mi ha davvero stregata e mi dispiace molto che sia finito perché mi ha fatto entrare in una epoca totalmente diversa dalla nostra ma dove i sentimenti sono sempre gli stessi. Mi sento di consigliare la lettura di questo romanzo e io cercherò sicuramente altri scritti di Tracy Chevallier perché è davvero una brava scrittrice.

Spero di avervi aiutati nella scelta della vostra prossima lettura. Un abbraccio Romina.

 

Entra nella mia vita (Clara Sanchez)

SONO CONTRO CORRENTE…

Buon giovedì a tutti. Anche oggi sono qui per raccontarvi l’ultimo libro che ho finito di leggere proprio ieri sera prima di andare a dormire. Nei vari forum e gruppi che seguo come lettrice sfegatata tutti parlavano della bravura di Clara Sanchez e della bellezza di tutti i suoi scritti. Ogni volta che andavo in libreria però non mi decidevo mai ad acquistarne uno perché il prezzo era alto e, non conoscendola, avevo paura che non mi sarebbe piaciuta e avrei speso dei soldi per niente. Poi arrivo in una libreria della catena Giunti (dove ho fatto pure la tessera raccolta punti per avere qualche sconto) e trovo nel reparto sconti e promozioni ENTRA NELLA MIA VITA a €9,90. Certo non è bassissimo come prezzo ma visto che il romanzo aveva tante pagine e che ero troppo curiosa di leggere questa scrittrice, l’ho acquistato. Considerando che il prezzo pieno è di €18,60 avevo fatto davvero un affare ed ero davvero soddisfatta. Non ho pensato minimamente di leggere la trama o di cosa trattasse: se tutti ne parlano bene dovrebbe essere bello per forza!

La mia curiosità mi ha spinto a non lasciare il romanzo nella mia infinita pila di libri ancora da leggere ma di iniziarlo non appena ho finito quello precedente. Già dalle prime pagine la scrittura mi sembrava molto elementare, quasi che il romanzo fosse scritto da una alunna delle medie e non da una grande scrittrice ma non mi sono soffermata molto su questa caratteristica perché i romanzi troppo complicati e pomposi non fanno proprio per me. Ma più proseguivo la lettura più mi annoiavo e mi mancava la voglia di andare avanti. E viste le oltre 400 pagine stavo facendo davvero fatica a proseguire. Il ritmo è davvero lento, la narrazione è ripetitiva, pagina dopo pagina mi sembrava di leggere sempre la stessa cosa con qualche variazione. Più i capitoli andavano avanti e più mi pentivo di aver scelto questo polentone!!!

Eppure la storia è di una attualità assoluta. Un fatto di cronaca che viene chiamato rapimento in culla. Si tratta di una cosa veramente orrenda che in Spagna viene praticata ancora ai nostri giorni: la compravendita di bambini. Alla madre naturale viene detto che il bambino è deceduto dopo essere nato e viene venduto a famiglie benestanti che non riescono ad avere figli. Spesso le madri naturali sono spaventate, spesso non hanno nemmeno il compagno e vanno da sole a partorire. Gente specializzata in questi “furti” ne approfitta di questa situazione per diventare ricca. Vengono falsificati i registri delle nascite, il funerale non viene nemmeno preso in considerazione e la disperazione della partoriente ancora meno. Clara Sanchez ha sfruttato un fatto di cronaca di pochissimi anni fa per mettere in piedi la sua storia. Era stata scoperta una tomba vuota di una neonata creduta morta nata nel 1984.

Adesso vi racconto un po’ di trama così da riuscire a spiegare meglio tutto quello che ho detto fino ad ora…

LA STORIA

Veronica è una bambina abbastanza felice. La sua famiglia è come tante altre. Ha un padre di nome Daniel che per vivere fa il tassista, un fratello più piccolo di nome Angel con cui però non ha un rapporto molto speciale ed una madre Betty. Veronica vede molto spesso sua madre triste, a volte la vede assente, a volte la vede parlare in segreto con la sua amica Ana, una persona benestante il cui passato è un po’ un mistero per tutti, e non riesce a spiegarsi il motivo. Lei vorrebbe avere un altro rapporto con sua madre ma sente che ha dei segreti che non vuole condividere. Come tutte le bambine Veronica è molto curiosa ed un giorno apre una cartellina di pelle marrone molto costosa (fuori dai canoni degli acquisti della sua famiglia) e, tra i documenti, vede la foto di una bambina un po’ più grande di lei con i capelli biondi pettinati a caschetto, una salopette di jeans ed un pallone in mano.

A Veronica piacerebbe molto sapere chi sia quella bambina ma non vuole chiederlo alla madre per non rattristarla ulteriormente e vorrebbe anche sapere perché quella cartellina viene presa tra le mani solo quando Ana è con la sua mamma. Anno dopo anno Veronica, che è molto arguta ed intelligente, si rende sempre più conto che le discussioni, i malumori, le azioni in casa sua sono legati a qualcosa che i suoi genitori nascondono a lei e al fratello e deve saperlo a tutti i costi.

Quando finalmente Veronica cresce e diventa una adolescente non riesce più a fare finta di niente e vuole sapere tutto quello che riguarda il passato dei suoi genitori. La malattia di sua madre ed il suo ricovero in ospedale la spronano a fare ricerche per conto proprio su chi sia quella Laura, quella bambina nella fotografia così importante per Betty. Niente riesce a distoglierla da questa sua idea, né Ana l’amica della mamma e nemmeno lo psichiatra che per un certo periodo ha curato Betty per la depressione che l’affliggeva. Per mandare avanti la famiglia Veronica decide di non iscriversi all’università ma di continuare il lavoro di venditrice di prodotti di bellezza che faceva sua madre prima di ammalarsi e di ritrovare Laura per far finalmente nascere il sorriso sulla bocca della sua mamma…

IL MIO MODESTO PARERE

Lento, lento, lento. Ecco cosa penso di questo romanzo. La storia non è affatto banale, i personaggi sono descritti molto bene sia caratterialmente che nell’anima ma troppe pagine, troppe ripetizioni, troppi stati d’animo sempre uguali. A tratti è quasi angosciante proseguire, verrebbe voglia di saltare qualche pagina tanto il discorso è sempre lo stesso. Mi sono piaciuti i capitoli alternati tra la vita di Veronica alla ricerca di Laura e la vita di Laura benestante ma sempre molto repressa tra la madre che crede ancora di essere un’adolescente e la nonna che la tiranneggia in continuazione cercando ovviamente di non farlo capire a Laura. Ma, secondo me, la scrittrice voleva allungare un po’ il racconto.

Certo per creare suspence ed incuriosire il lettore si deve rimarcare su quello che si dice ma questa volta è davvero troppo. Ho pensato anche di abbandonare la lettura perché la noia era incredibile ma ero curiosa di sapere se la vita delle due ragazze si sarebbe incontrata prima o poi e come sarebbero proseguiti gli eventi. Ma anche il finale mi ha lasciata molto perplessa: tanto è lungo l’inizio, la ricerca, il ritrovamento ed il finale sembra creato apposta per porre un termine accettabile a tutto quello che è stato narrato in precedenza.

ENTRA NELLA MIA VITA l’ho bocciato a pieni voti e non mi sento di consigliare la lettura perché io l’ho trovato davvero noioso… centocinquanta pagine in meno e tutto sarebbe filato liscio ma non per questo eviterò, se capita, di leggere qualcosa d’altro di Clara Sanchez per capire se questa scrittrice mi piace o meno. Spero di esservi stata utile nella scelta della vostra prossima lettura. Un abbraccio Romina

TEMPESTA DI NEVE E PROFUMO DI MANDORLE (CAMILLA LACKBERG)

INIZIAMO…

Buon pomeriggio a tutti. Anche oggi, come al solito, sono qui per raccontarvi il libro che ho appena finito di leggere. Ormai l’avrete capito, mi piace alternare ebook con romanzi cartacei. Gli ebook di solito non li acquisto e quindi non li scelgo personalmente ma mi vengono donati da amici che hanno la passione della lettura proprio come me. Certo spesso faccio una cernita su quello che può piacermi o meno ma, a volte, tento la sorte e leggo anche autori che non conosco per allargare la mia cultura in fatto di romanzi. Questa volta quando ho visto che la scrittrice era Camilla Lackberg, però, ero davvero felice, conosco questa autrice e mi è piaciuto tutto quello che ho letto di suo quindi ero quasi sicura di aver fatto la scelta giusta. Ma appena ho aperto il file mi sono accorta che questo romanzo era un insieme di racconti.

Forse mi ripeto ma io non amo i racconti, alcuni faccio anche fatica a capirli fino in fondo. Da una persona che legge tanto quanto faccio io è strana questa cosa ma una delle mie doti principali è la sincerità quindi non mi maschero mai da intenditrice ma da semplice lettrice. I racconti sono troppo corti per me. A me piace entrare nella narrazione, dare un volto ai personaggi, capire il loro carattere, magari anche immaginarmeli e dargli un volto. Mi piace entrare piano piano nella narrazione, assaporare gli avvenimenti e nei racconti tutto questo non è possibile perché finiscono immediatamente. Così rimango sempre sospesa a rileggere il finale e a cercare di capire cosa abbia voluto esprimere chi li scrive.

Certo il modo di narrare della Lackberg è semplice, difficilmente tratta cose emblematiche o prive di senso ed è stato per questo che non ho cancellato il file ma ho deciso di cimentarmi…magari avrei anche cambiato idea. E poi erano solamente cinque quindi avrei perso poco tempo nel leggerli. Ma anche questa volta non sono stata soddisfatta. Continuo a pensare che le narrazioni brevi non facciano per me.

Queste cinque storie hanno tutte un filo conduttore: le complesse dinamiche che accadono all’interno della famiglia. Tranquille situazioni di vita quotidiana e di intimità domestica vengono mescolate a oscuri segreti che in alcuni racconti vengono svelati mentre in altri rimane tutto sospeso all’interpretazione del lettore. Ma io non amo molto interpretare, non amo dare un significato mio a quello che leggo e quindi per alcuni di essi sono rimasta un po’ perplessa.

Adesso cerco di riassumere brevemente ogni narrazione sempre che ci riesca perché per me anche questo è abbastanza difficile da fare senza svelare il finale e dare un senso a quello che vi racconto… ma partiamo con il primo.

SOGNANDO ELIZABETH

Malin e Lars sono due quarantenni sposati. Ognuno dei due ha un passato alle spalle ma l’altro lo conosce molto bene. Decidono di fare una vacanza sulla loro barca a vela. Malin sembra felice e tranquilla con suo marito ma, nei suoi sogni, continua ad apparire Elizabeth la prima moglie di Lars deceduta proprio durante una tempesta in mare. Elizabeth è caduta dalla barca e non è più stato possibile recuperarla. Anche questa volta sembra che stia arrivando una tempesta. Lars, invece di tornare indietro, decide di affrontarla e la lucidità di Malin scompare del tutto. La morte di Elizabeth è stata una sciagura o sta accadendo la stessa cosa anche a lei?

IL CAFFE’ DELLE VEDOVE

Marianne, dopo una vita molto sofferta, riesce finalmente a realizzare il suo sogno: aprire un piccolo caffè. Questo locale diventerà il ritrovo di una clientela molto particolare: tutte donne che hanno subito o continuano a subire violenza o fisica o mentale da parte del loro uomo. E la specialità della casa diventa una fonte di vendetta e di liberazione per loro proprio come per Marianne…

UNA MORTE ELEGANTE

E’ il rapporto tra madre e figlia il fulcro di questo racconto. Cosa non si è disposti a fare per denaro? Nell’armadio della madre ci sono tante belle cose che possono attirare l’attenzione di una figlia avida e con problemi di soldi soprattutto una preziosa giacca che vale davvero molto. Appena la figlia la vede rischia di cadere in tentazione ma in questo caso la giustizia sarà davvero esemplare.

UNA GIORNATA INFERNALE

Il bullismo ormai è diventata una consuetudine nella vita moderna e qui ci troviamo di fronte a cinque ragazzini molto cattivi e alla loro vittima. Per tanto, tantissimo tempo Sixten, ritenuto da tutti una specie di sfigato, ha dovuto sopportare scherzi di pessimo gusto, umiliazioni e vari tormenti da parte dei suoi compagni di classe. Sixten ha deciso di ribellarsi ma dopo una chiacchierata con il detective Hedstorm, un uomo la cui vita sembra andare per il verso sbagliato, ci ripensa…

TEMPESTA DI NEVE E PROFUMO DI MANDORLE

Martin è un poliziotto alle prime armi. Ha da poco conosciuto Lisette e ha appena iniziato una relazione con lei. E’ un po’ sorpreso quando Lisette lo invita a trascorrere un fine settimana insieme a lei e ad alcuni dei suoi parenti ma non riesce a rifiutare. Così partono per l’isoletta di Valo proprio una settimana prima di Natale. Il tempo non è dei migliori ma la famiglia riunita sembra abbastanza felice anche se, come in tutte queste riunioni, ci sono sempre degli scheletri negli armadi. Proprio durante la prima cena tutti insieme muore il vecchio patriarca improvvisamente. Dato l’odore di mandorle si presume che sia stato avvelenato ma da chi? Mentre tutti cercano di capire chi possa essere il colpevole un’altra morte scuote l’intera famiglia. Questa volta il colpevole è un proiettile di una pistola. Visto che sono completamente isolati dal resto del mondo a causa di una violenta bufera e che i telefoni non si possono usare spetta al povero Martin capire qualcosa in questo intrigo.

IL MIO PARERE

Se non ci fosse stato l’ultimo racconto avrei completamente bocciato il romanzo. I primi quattro sono davvero sbrigativi, poche pagine e alcuni devono anche essere in qualche modo interpretati e capiti mentre l’ultimo racconto mi è davvero piaciuto. Mi sembrava di essere ritornata a leggere Agatha Christie la scrittrice di gialli per eccellenza. L’atmosfera cupa, i sospettati tutti insieme nello stesso luogo e nessun movente evidente mi hanno davvero catturata.

Il mio parere su questa scrittrice comunque non cambia assolutamente. E’ diretta, sa scrivere bene e sa raccontare tutto in modo semplice ma incisivo. Ho trovato poche scrittrici di gialli brave come lei. Non mi sento di bocciare completamente questa lettura ma io vi consiglierei di leggere solamente l’ultimo racconto che è quello più completo e più complicato.

Comunque, per concludere, il mio parere sui racconti non è cambiato: continuano a non piacermi, a non coinvolgermi del tutto, a lasciarmi poco o nulla dopo averli letti. Spero di avervi aiutati nella scelta della vostra prossima lettura. Un abbraccio Romina.

NOLI ME TANGERE (ANDREA CAMILLERI)

UNO STRANO ROMANZO

Buon sabato sera a tutti. Anche oggi sono qui, come al solito, per raccontarvi l’ultimo libro che ho finito di leggere proprio oggi pomeriggio prima di fare un giretto a trovare gli suoceri. Ho ricevuto questo romanzo in omaggio con un ordine al Club degli Editori. Spesso, quando acquisto un libro, mi arriva a casa una piccola sorpresa ed io sono sempre felice di ricevere un romanzo in dono anche se non l’ho scelto personalmente. Sì, devo essere sincera, non ho mai acquistato un racconto di Andrea Camilleri di mia spontanea volontà, alcuni li ho conosciuti attraverso il passaggio di ebook con i miei amici ed altri mi sono stati regalati proprio dal Club degli Editori ma ci sono autori che mi interessano molto di più e quindi lascio questo bravo scrittore sempre in secondo piano. Anzi all’inizio non volevo proprio leggere i suoi romanzi. La cosa che mi lasciava più perplessa era il suo modo di raccontare intercalando il dialetto con l’italiano. Sarà perché io sono di Ferrara, sarà perché già faccio fatica a capire il dialetto della mia zona ma questo mi bloccava molto. Poi, per caso, ho letto un suo romanzo. Certo alcuni passaggi mi hanno reso un po’ ostico il proseguimento della lettura ma piano piano mi sono attrezzata con internet e con la traduzione del dialetto alla fine del romanzo e mi sono ricreduta. Ma continuo sempre a non acquistare i suoi romanzi.

Quando NOLI ME TANGERE mi è arrivato per posta non sono stata felicissima perché persino il titolo è in dialetto e mi aspettavo un libro quasi incomprensibile per me ma la mia politica di provare a leggere tutto mi ha spinto ad aprire il pacchetto ed a iniziare la lettura. Diversamente da molti scritti di questo autore qui il dialetto non è menzionato anzi è scritto in un italiano davvero impeccabile. E sin dalle prime pagine ha attirato subito la mia attenzione. Non si tratta del filone di Montalbano per cui Camilleri è così famoso ma di un racconto molto corto che si legge tutto d’un fiato in massimo due orette. Io ho impiegato un po’ di più perché questa settimana il lavoro mi ha davvero stremato e avevo voglia solo di giocare con il telefonino quando arrivavo a casa e di staccare completamente la mente. Ma non per questo non mi ha affascinata. Anzi per la maggior parte del romanzo sono stata davvero curiosa di sapere come sarebbe andato a finire…è stato il finale ad abbassare tutto il mio interesse.

Ma andiamo con ordine. Altrimenti rischio di raccontarvi tutti i miei pensieri prima di parlarvi di cosa tratta…

LA TRAMA

Laura è una bellissima giovane donna. E’ una scrittrice di teatro ed un’esperta di storia dell’arte. Ha sposato uno scrittore molto più anziano di lei che la venera come se fosse una specie di regina. Ha una personalità molto complessa e risulta quindi essere molto interessante per qualsiasi persona che conosce. Ed è per questo che frequenta anche altri uomini quando vuole e come vuole senza mai farsi travolgere da nessun senso di colpa. Non le interessano i soldi, non è per questo che ha avventure extraconiugali, le piace sperimentare, le piace giocare, le piace pensare.

Laura però ha anche alcune zone d’ombra nel suo carattere. Quando nella sua mente arriva questa cosa che non sa spiegare e che chiama “ghibli” è come se dal suo cuore si levasse il terribile vento del deserto. In quei momenti deve essere lasciata sola, nessuno può relazionarsi con lei, nessuno può toccarla in nessun modo, deve rimanere con sé stessa e basta, deve riflettere, deve pensare e questo non le fa molto bene. Poi quando tutto questo passa lei torna ad essere quella di sempre, la donna che tutti ammirano, la donna volubile che è per sua natura.

La sua vita è piena di tutto, di amici, di amanti, di amore da parte del marito ma una notte Laura scompare. Suo marito non sa cosa pensare, non è mai successa prima una cosa del genere, Laura è sempre stata presente per lui, lo ha sempre amato anche se a modo suo e non l’ha mai lasciato solo. Il caso viene assegnato al commissario Maurizi che inizia a interrogare le persone che la conoscono in modo più intimo. Ma più le indagini proseguono più Maurizi si rende conto che ogni persona che interroga ha una visione di Laura diversa dalla precedente. Laura è veramente un mistero e sarà davvero difficile capire il motivo della sua scomparsa…

IL MIO PARERE

Questo romanzo all’inizio mi ha davvero incuriosita. Il modo in cui è raccontato è davvero singolare. Ogni capitolo ha una data perché ci sono anche salti temporali per far capire meglio la personalità e le azioni della protagonista. Una protagonista che non lascia indifferente il lettore in quanto il suo carattere così diverso dal solito, la sua eleganza, il suo modo di concepire la vita non può non affascinare chiunque legga NOLI ME TANGERE. E il sapere che fine ha fatto è veramente un dilemma…un personaggio così strano non può essere solo scomparso nel nulla.

Gli articoli sui giornali, le indagini del commissario, e gli interrogatori ai vari conoscenti mi avevano davvero intrigata e anch’io volevo sapere dove fosse finita questa donna così singolare. Ma il finale mi ha un po’ delusa. Forse mi aspettavo qualcosa di diverso, forse volevo qualcosa di eclatante per Laura e invece…beh non posso rivelarvi di più altrimenti rovinerei la sorpresa a chi non ha ancora letto questo romanzo breve.

Non si tratta di un giallo anche se io ci speravo molto ma di un racconto inconsueto che alla fine ricade molto sulla psicologia, sullo studio della mente, su come una persona può cambiare il suo modo di vivere in pochi giorni anche se ci ha pensato per molto molto tempo.

Il romanzo è scritto benissimo e qui si vede la mano di un grande scrittore come Camilleri che con poche righe riesce a catturare l’attenzione del lettore e a non farla mai abbandonare durante tutta la lettura. I pochi personaggi sono caratterizzati bene anche se tutto ruota attorno a questa figura femminile il cui modo di pensare e di vivere è sviscerato fin nel più intimo. Forse sono io che mi aspettavo di più? Questo non lo so ma ho letto anche altri pareri sul web e ho trovato parecchi che la pensano come me. Non voglio dire che il mio pensiero debba essere condiviso ma mi aspettavo veramente un finale più complesso viste tutte le premesse.

Consigliarlo? Questa volta sono davvero indecisa. Certo chi lo legge non perde molto tempo: si tratta di 171 pagine scritte anche molto in grande e in uno stile molto semplice che è difficile non capire ma non mi ha convinta del tutto. Ovviamente questo è il parere di una lettrice che ama molto i romanzi ma che non ha una cultura molto vasta per apprezzare ogni genere soprattutto quelli con risvolti molto psicologici ma non sono soddisfatta del finale e questo lo devo dire per forza.

Spero di avervi aiutati nella scelta della vostra prossima lettura. Un abbraccio come sempre Romina.

IL BELLO DELLA VITA (DAN RHODES)

PREMESSA

Buon sabato a tutti. Anche oggi come al solito sono qui per raccontarvi l’ultimo libro che ho finito di leggere proprio ieri sera prima di andare a dormire. Non conoscevo né l’autore né avevo mai sentito parlare di questo romanzo nemmeno nei vari gruppi di lettori a cui sono iscritta. Ma la prima cosa che mi ha colpita è stato il titolo. Tutti, prima o poi, passano periodi un po’ difficoltosi vuoi per il lavoro che richiede tanto impegno, vuoi per un rapporto con una persona che non va come si vorrebbe ma credo che tutti cerchino, durante la loro esistenza, il bello della vita. E il momento in cui ho scelto questo romanzo era proprio uno di quelli. Magari esistesse un manuale che ti insegna come vivere meglio senza però frasi fatte o banali che sappiamo ormai a memoria ma che in sostanza non hanno mai risolto nulla. Però trovare qualcosa di bello nella vita leggendo un romanzo non mi era mai capitato. Ed è proprio questa la morale che alla fine ha mosso Dan Rhodes a scrivere questo libro: anche dalle situazioni più assurde e surreali può nascere qualcosa di bello.

 

E’ difficile che io legga libri che nascondono una morale, di solito li evito accuratamente: uso la lettura per non pensare e se nemmeno quella mi aiuta sono proprio alla frutta!!! Ecco il motivo per cui mi piacciono i romanzi di azione ed i thriller: questa volta sono riuscita a svelarvi anche un mio segreto. Ma torniamo a IL BELLO DELLA VITA. L’ho acquistato da Feltrinelli grazie ad un buono regalo ed era pure scontato del cinquanta per cento. Il mio primo pensiero è stato: tanto se non mi piace non ho speso una fortuna e poi è comunque un regalo quindi perché non provare? Poi sul retro di copertina ho pure scoperto che Dan Rhodes è uno dei migliori scrittori contemporanei inglesi e che questo romanzo ha vinto anche un famoso premio ed è stato tradotto in ben venti paesi. Di solito evito i libri che si sono aggiudicati qualche premio perché o non li capisco o mi annoiano a morte quindi non avevo molta spinta ad iniziarlo. Poi dalle prime pagine ho capito immediatamente che il modo di scrivere di questo autore non mi dispiaceva anche se il romanzo è veramente qualcosa di surreale. I personaggi sono davvero strani (e parlo io che di “normale” ho ben poco), le situazioni al limite della credibilità ma qualcosa è riuscito a catturarmi talmente tanto che non potevo lasciarlo incompiuto.

 

Anche se è scorrevole mi è piaciuto molto leggerlo lentamente perché volevo capire appieno ogni situazione. Ogni tanto arricciavo in naso perché certe parti sono davvero fuori dal comune forse anche troppo per i miei canoni, ma continuavo a leggere come stregata. All’inizio ho fatto un po’ di fatica perché i personaggi non interagiscono tra di loro. Si passa da un capitolo all’altro e da un personaggio ad un altro. Poi piano piano le vite di questi personaggi si intrecciano e si inizia veramente a comprendere tutta la storia. Da quel momento in poi non sono stata più capace di leggere lentamente perché volevo assolutamente sapere come sarebbe finita questa storia strana ma molto intrigante.

 

Credo che farò molta fatica a raccontarvi la trama: non si può riassumere una storia surreale senza svelare qualcosa ed io non voglio farlo perché come IL BELLO DELLA VITA è stata una sorpresa per me lo deve essere anche per chi non l’ha ancora letto. Comunque ci provo ugualmente anche se è tutta la mattina che ci penso e non sono ancora riuscita a fare un riassunto decente…

 

ACCENNO DI TRAMA

 

Siamo nella Parigi dei nostri giorni. La giovane Aureliè studia alla Accademia di Belle Arti, è una bellissima ragazza anche se è fissata di avere un orecchio più grande dell’altro, e conduce una vita piuttosto normale. Certo ha qualche problema d’amore ma chi alla sua età non ne ha avuti? Questo fino a quando un suo professore chiederà a tutti gli studenti di realizzare un bizzarro progetto creativo sulle conseguenze di alcune azioni e la combinazione tra volontà e casualità. Aureliè è un po’ in difficoltà ma espone il suo progetto al professore Papavoine. L’uomo ha ascoltato tutto quello che la studentessa senza battere ciglio, non l’ha consigliata ma nemmeno scoraggiata così Aureliè decide di andare avanti.

 

Dopo aver fumato la sua sigaretta e spento il mozzicone senza mai buttarlo a terra per non sporcare, Aureliè prende la sua telecamera e preme il pulsante Rec. E’ decisa, chiude gli occhi, tira indietro il braccio e lancia in aria un sasso. Da quel progetto inizia tutta la storia. Il sasso colpisce un bambino dentro ad una carrozzella e da quel momento la vita di Ameliè cambierà completamente ma in meglio. Iniziano così gli intrecci con tutti gli altri personaggi nel tempo di una settimana.

 

E così inizieremo a conoscere Sylvie Dupont, la migliore amica di Ameliè, con un passato veramente duro alle spalle, una ragazza che odia la stabilità infatti fa un lavoro diverso ogni giorno della settimana, ma che cerca comunque il grande amore. Peccato che ogni volta che la storia si fa seria lei scappi a gambe levate. Il professore Papavoine e sua moglie Liliane due persone molto strane agli occhi di tutti, forse qualcuno li giudica anche perversi sessualmente, ma che si riveleranno invece una coppia amabile che aiuta con molta cura Ameliè nel suo progetto. Le Machine un uomo senza nome che fa uno spettacolo al limite del surreale ma che ipnotizza la gente che non riesce a smettere di andarlo a vedere. Uno spettacolo dove lui nudo su un palcoscenico nero con dei grossi vasi e altri attrezzi, vivrà in diretta per tre settimane. Le persone pagheranno il biglietto anche per vederlo fare pipì o altro.

 

E tanto tanto altro il tutto grazie ad un sasso lanciato per un progetto.

 

IL MIO PARERE

Beh come avrete capito sono davvero felice di aver letto IL BELLO DELLA VITA. Da mercoledì a mercoledì è questo il lasso di tempo in cui si svolge l’intera vicenda. A volte mi viene ancora da sorridere a pensare ad alcuni passi del romanzo e credo che farò fatica a dimenticare questo libro. Leggendo molto mi capita spesso di dimenticare la trama di un racconto soprattutto se non mi ha colpita particolarmente ma questa sarà difficile scordarsela. Ho provato a raccontarlo a mio marito ma non sono riuscita a cogliere quello che lo scrittore in modo così semplice ha voluto dire. Infatti lui mi guardava come se gli stessi raccontando della fantascienza e invece è un bellissimo esempio di come tutto può succedere quando meno te l’aspetti.

 

E’ bello quando una lettura ti cattura piano piano, e poi ti accorgi che senti il bisogno di leggere ancora qualche pagina perché non vuoi rimanere con qualche dubbio. E’ bello non vedere l’ora di arrivare alla fine e scoprire che tutto il finale chiude degnamente il romanzo. Troppo spesso i finali sono frettolosi o buttati lì solamente per terminare il romanzo ma qui tutto ha un inizio e una fine.

Non pensavo che questo genere mi avrebbe colpita e invece mi sento di consigliare la lettura a chiunque abbia voglia di un romanzo un po’ strano ma davvero carino. Spero di avervi aiutati nella scelta della vostra prossima lettura. Un abbraccio Romina

IL PARTY (ED MCBAIN)

PREMESSA

Buon sabato a tutti. Anche oggi sono qui come al solito a raccontarvi l’ultimo libro che ho appena finito di leggere. Anche questo romanzo non l’ho acquistato personalmente e non l’ho nemmeno scelto. Da quando uso il mio Kobo ho iniziato uno scambio di file di libri con alcuni miei amici e spesso me ne arrivano talmente tanti che non so da che parte cominciare. Non mi lamento anzi il mio portafoglio è molto felice visto la velocità con cui finisco un romanzo ma alcune volte rischio di acquistare qualcosa che ho già oppure di iniziare un libro che avevo già letto ma di cui non mi ricordavo il titolo. Ed è già successo per questo ve lo racconto!!! Anche se un po’ me ne vergogno!!! Una brava lettrice dovrebbe ricordarsi tutto ma la mia memoria piano piano si sta impigrendo sempre di più.

Ma torniamo a IL PARTY. Avevo letto qualcosa di questo autore e non mi era dispiaciuto così ho deciso di iniziarlo…ho imparato ad abbandonare le letture noiose se non spendo soldi per averle!! Ma subito mi si è arricciato il naso: sulla copertina veniva citata la Serie dell’87° distretto. Non amo i romanzi a puntate, non amo dover attendere per scoprire il finale magari l’uscita di un libro successivo, questa cosa mi fa irritare parecchio e, cosa più importante, IL PARTY che numero di uscita era? Uffa che noia non avevo voglia nemmeno di riempire di nuovo il Kobo di romanzi visto che questo era l’ultimo così ho deciso di navigare un po’ nel web per avere informazioni.

Sono così approdata su Wikipedia e ho imparato una cosa che mi ha incuriosita davvero molto. La serie dell’87° distretto è una serie di police procedural (romanzi polizieschi?) scritti dallo stesso autore in un periodo lunghissimo di tempo. Il primo romanzo risale al 1956 e l’ultimo è del 2005. Tutti con gli stessi personaggi più o meno ma ognuno basato su un crimine diverso. Ci sono i poliziotti storici e quelli che vengono sostituiti con il tempo che lavorano in un distretto di polizia immaginario situato a Isola un quartiere di una città anch’essa inventata. Lo scrittore ha ottenuto questo luogo ruotando di 90° la piantina di Manhattan. Non sto ad elencarvi tutti i titoli perché sarebbe solamente un esercizio di copiatura ed io non amo queste cose ma IL PARTY è del 2003 ed è il terzultimo di tutta la serie.

Si tratta di un vero e proprio romanzo poliziesco. Non ne ho letti molti in genere sono più attratta dai thriller, ma sono una vera e propria amante del genere quando si tratta di serie televisive. Ma credo che se la storia regge si possa leggere anche un buon romanzo poliziesco. A volte quello che mi ha fermato è stato l’immenso numero di poliziotti, nomi, azioni da ricordare per non perdere nulla, poi la storia si complica ed io mi perdo completamente e non apprezzo quello che sto leggendo. Ma IL PARTY mi ha convinta e adesso vi racconto anche la storia. Questa volta il mio riassunto sarà ancora più breve del solito perché c’è tanta indagine, tanta azione e non voglio rovinare nulla a chi decide di leggerlo…

IL ROMANZO

Tamar Valparaiso è una giovanissima cantante di appena vent’anni che è convinta di diventare la prossima star internazionale. In effetti il video della sua ultima canzone sta spopolando forse perché il suo corpo è davvero prorompente o forse per la storia ed il significato ovvero la condanna alla violenza sessuale sulle donne. I suoi produttori sono felicissimi di tutto questo successo e, per accrescere ancora di più la popolarità di Tamar, decidono di organizzare una festa incredibile: un party su una nave che sta facendo una crociera nel fiume di Isola. Tutti gli invitati sono persone del mondo della musica che vogliono vedere il video di Tamar dal vivo.

Mentre Tamar sta affrontando il mostro e ballando per sconfiggerlo e tutti gli invitati la stanno ammirando, viene rapita da due persone mascherate. All’inizio qualcuno pensa che fosse tutto programmato ma quando la ragazza non riappare viene immediatamente chiamata la polizia.

Quando si parla di rapimento la prima cosa che viene alla mente è la parola riscatto. L’agente di Tamar è disposto a pagare qualsiasi cifra pur di riavere quella promessa della musica che gli avrebbe fatto guadagnare sicuramente molto di più di qualsiasi riscatto. A causa di questo il video di Tamar viene mostrato su tutte le emittenti televisive e il suo viso è su tutte le pagine dei giornali. Tamar ora è diventata veramente una stella dello spettacolo anche se non come desiderava lei.

Tamar è viva ed è ammanettata ad un termosifone in un luogo che lei non conosce. Il detective che ha risposto alla chiamata della polizia fluviale è Steve Carella e viene subito assegnato al caso. In un primo momento nessuno sembra aver notato nulla di strano, tutte le persone interrogate sembrano davvero stupite di quello che è successo e, subito, Carella capisce che il problema non è poi tanto semplice. Questa volta però c’è un ulteriore problema: vista l’importanza che sta assumendo questo rapimento, appare l’FBI che cerca di sovrastarlo per ottenere tutti i meriti…

IL MIO PARERE

Come ho detto prima molto spesso nei romanzi polizieschi mi perdo e questa volta avevo fatto una promessa a me stessa: leggere attentamente e cercare di ricordarmi più nomi di personaggi possibili. Così ho cercato di non distrarmi e di iniziare la lettura. Per le prime novanta pagine il romanzo non è riuscito ad impressionarmi più di tanto. Mi sembrava che i poliziotti fossero privi di spessore, il nome, una descrizione abbastanza approssimativa, si muovevano sulla scena ma non li conoscevo. Certo ci saranno circa 40 romanzi prima di questo quindi magari avevo sbagliato a leggere questo romanzo; ma piano piano mi ha intrigata sempre più.

Man mano che scorrevo le pagine (o meglio cliccavo), iniziavo ad entrare anche nei personaggi, ad apprezzare alcune battute, qualche divagazione, persino la spiegazione della richiesta per una intercettazione telefonica, insomma IL PARTY mi stava piacendo a dispetto delle mie convinzioni iniziali. Anche il colpo di scena finale mi ha sorpresa positivamente.

E’ un romanzo scritto in modo semplice, come semplice sono i dialoghi tra i personaggi e la trama in generale ma è piacevole e si legge davvero volentieri. Sono sicura che se troverò un altro romanzo della serie dell’87° distretto lo leggerò immediatamente mi sembrava davvero di guardare un poliziesco alla tv e questa è una buona cosa.

Spero di avervi aiutati nella scelta della vostra prossima lettura. Un abbraccio Romina.

LA GEMELLA SILENZIOSA (S.K. TREMAYNE)

L’ACQUISTO

Buon sabato a tutti questa settimana sono rimasta a casa dal lavoro perché avevo la febbre e così ho trascorso due giorni interi a leggere. Ed ora sono qui per raccontarvi il libro a cui ho dedicato il mio tempo. Una volta al mese arriva a casa mia la piccola rivista del Club degli Editori con le sue proposte di lettura. Ormai sono quasi vent’anni che sono iscritta e ogni volta acquisto un romanzo. Anche se adoro leggere non sono una patita per le nuove uscite. A meno che non si tratti di un autore che amo molto io non so mai quale siano i libri nuovi e quali no. Un romanzo se è bello lo è comunque anche se è stato scritto tanto tanto tempo fa. Ogni tanto però, davanti al catalogo del Club degli Editori, mi capita di non sapere cosa scegliere. Forse per il fatto che mi documento poco o forse per l’imbarazzo di scovare qualcosa di originale e di bello ma rimango a fissare le pagine senza una decisione precisa. Certo ci sono le trame da leggere ma quando i romanzi vengono descritti tutti sembrano interessanti soprattutto agli occhi di una come me che leggerebbe qualsiasi cosa. Così vado ad istinto o scelgo quello con la copertina che mi attira di più. Lo so non è una scelta da lettrice appassionata ma quando non conosco nessun autore o non mi ispira nessun titolo mi sembra la cosa più semplice da fare.

Per LA GEMELLA SILENZIOSA è stata la copertina e le poche righe scritte su di essa a farmi prendere la decisione. Due bellissime bambine bionde che si tengono per mano con i piedi nell’acqua ed un faro in lontananza e la didascalia “Sono uguali in tutto. Solo la loro madre può distinguerle. O forse no.” mi aveva colpita notevolmente e così ho deciso di fare l’acquisto. Non ho atteso nemmeno molto per sceglierlo per la lettura. Avevo voglia di un thriller e questo romanzo appartiene a questa categoria e così l’ho iniziato…

Ci sono poche cose che mi terrorizzano davvero. Amo i film horror, i thriller, non mi impressiona il sangue, i mostri spesso mi fanno simpatia ma non riesco a mandare giù le presenze. I delitti si spiegano, i misteri mi intrigano ma quando viene trattato il tema dell’aldilà io mi paralizzo. E’ sempre stato così…quello che non riesco a spiegare mi fa una paura tremenda. Non sto parlando di fantasmi ma di spiriti che non abbandonano il nostro mondo. Mi viene la pelle d’oca anche solo a nominarli. Ma allo stesso tempo mi incuriosiscono molto. Non guardo film che trattano questo argomento e se posso passo il testimone anche sui romanzi senza nemmeno aprirli.

Dopo le prime dieci pagine di LA GEMELLA SILENZIOSA ero quasi tentata di abbandonare tutto e richiudere il libro. Una frase mi aveva davvero agghiacciata ma forse era la volta buona per affrontare anche questa paura. Una bambina che dice alla mamma:”Perchè continui a chiamarmi Kristie? Kristie è morta. Mamma io sono Lydia è stata Kristie a morire” mi ha davvero colpita e mi aspettavo un romanzo che non avrei potuto leggere a casa da sola atrimenti sarei scappata a gambe levate. Ci ho pensato un po’ su e ho preso la decisione: avrei continuato la lettura ma solamente in presenza di mio marito. Poi però il mattino successivo ero stesa a letto con il mio enorme raffreddore e mi stavo annoiando a morte così ho deciso di prendere in mano il romanzo e di continuare. Potevo sempre rifugiarmi dai vicini se avevo davvero paura e non ce la facevo a stare da sola.

Mi aspettavo davvero una lettura terrorizzante ed ero pronta a fare questa nuova esperienza ma più andavo avanti con le pagine e più questo sentimento mi abbandonava. Credevo davvero di trovarmi immersa in qualcosa di pauroso ed invece questa sensazione a parte questa agghiacciante frase iniziale mi ha abbandonata quasi subito per lasciare il posto ad una storia familiare sì un po’ tetra ma niente di più. Forse è stato per questo che alla fine un po’ il romanzo mi ha delusa ma adesso vi racconto un po’ di trama e poi passerò alle mie impressioni…

LA STORIA

La famiglia Moorcroft sembrava proprio una famiglia perfetta. Angus il marito è un architetto molto agiato, Sarah la moglie è una giornalista free lance e mamma a tempo pieno di due bellissime e identiche gemelle Kristie e Lydia. Vivevano in una bellissima villetta una esistenza molto rispettabile e tranquilla fino ad un orribile giorno. Le gemelle erano a casa dei nonni, una grande e bellissima villa, e stavano giocando tra di loro come facevano sempre. Ad un certo punto un urlo quasi disumano interrompe la tranquillità di quel pomeriggio. Kristie era davanti al balcone ed indicava la sorella Lydia che era caduta giù. Spesso i bambini che cadono da meno di sette metri riportano solo qualche osso rotto ma questa volta era diverso: Lydia era davvero ridotta male. Una corsa sfrenata all’ospedale non è servita poi a molto perché la bambina poco dopo non era più viva.

Da quel giorno la vita della famiglia cambia radicalmente: Angus perde il lavoro perché inizia a bere troppo e durante una lite sferra un pugno in pieno viso al suo capo, Sarah non riesce più a essere se stessa e sembra caduta in una profonda depressione, il mutuo non viene più pagato, i debiti si accumulano e loro credono di non poter più uscire da questo incubo in cui si è trasformata la loro vita.

Poi Angus riceve in eredità da sua nonna una piccola isoletta dove un tempo c’era una grandissima villa che lui adorava e dove trascorreva tutte le estati quando era bambino. Adesso la casa è fatiscente forse si può chiamare rudere piuttosto che abitazione e l’isola non è più frequentata da nessuno ma Sarah vede tutto questo come una opportunità da sfruttare. Decidono di vendere la loro casa in città e di trasferirsi a Skye. Tutti hanno provato a dissuaderli da questa scelta ma per Sarah è la sola via per ricominciare. Avrebbero sistemato la casa, avrebbero reso abitabile quel buco ora pieno solamente di topi e di altri animali infestanti e sarebbero di nuovo ritornati ad essere una famiglia felice. Certo solamente con Kristie ma era pur sempre un inizio.

Eppure mentre l’inverno sta arrivando ed Angus è riuscito a trovare un nuovo lavoro per pagare la ristrutturazione Kristie è sempre più strana. Sta molto tempo da sola, diventa silenziosa e molto riflessiva, si interessa a cose che prima non amava e alcune volte sembra che parli con qualcuno la lingua che lei e sua sorella avevano inventato per non farsi capire dai genitori. Anche il loro cane si comporta in modo diverso con Kristie di quando erano sulla terra ferma. Sarah all’inizio non se ne accorge impegnata com’è nelle faccende domestiche poi inventa la scusa che Kristie è ancora scossa dalla morta della gemella. Ma quando a scuola gli altri bambini iniziano ad escluderla e a lasciarla in un angolo Sarah inizia a comprendere che c’è qualcosa che non va. Ogni tanto Kristie dice di essere Lydia e Sarah non sa più cosa pensare, questa cosa la terrorizza. Possibile che non abbia riconosciuto quale delle sue figlie fosse veramente morta?

IL MIO PARERE

Forse sarò controcorrente ma questo romanzo non mi ha fatto impazzire. Sul web ho letto commenti davvero entusiastici per LA GEMELLA SILENZIOSA ma io non sono riuscita ad esaltarmi così tanto durante la lettura. Forse perché dalle premesse mi aspettavo qualcosa di diverso, pauroso, terrificante ed invece mi sono ritrovata in una storia familiare anche un po’ scontata. Le atmosfere cupe che vengono tanto osannate a me sono sembrate solo un terribile temporale e la suspence piano piano è scemata. Più proseguivo con la lettura e più volevo arrivare alla fine per scoprire tutto il mistero ed il finale è stato frettoloso e molto molto normale. Quello che nelle prime pagine mi aveva agghiacciata alla fine della narrazione mi ha fatto quasi sorridere.

Non posso dire che la storia è brutta o banale ma le premesse erano totalmente diverse. I personaggi si scoprono a poco a poco e sono descritti molto bene soprattutto per quanto riguarda i sentimenti e le sensazioni che provano ma mi ha delusa ugualmente. Secondo il mio modesto parere di lettrice appassionata se un romanzo inizia con un certo ritmo ed in un certo modo poi deve essere coerente e questo non lo è stato. Il mistero della gemella rimasta viene risolto certo e tutte le tessere del puzzle ritornano al loro posto ma non sono ugualmente soddisfatta. Forse leggo troppo e man mano divento più esigente ma questo thriller non mi ha convinta.

Consigliarlo? Sono indecisa anche questa volta. Io non lo presterei ai miei amici ma non è nemmeno da buttare…lascio a voi la scelta io credo di aver detto tutto quello che pensavo. Spero di avervi aiutati nella scelta della vostra prossima lettura. Un abbraccio Romina.